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Villaco
Villaco (in tedesco Villach) è la seconda città per abitanti del Land della
Carinzia (con 57.612 abitanti).
La città è situata nel sud dell' Austria,
in Carinzia, sul fiume Drava, vicino ai confini italiano e sloveno.
Storia
I più antichi reperti che attestano una presenza umana nell'aerea di Villaco
risalgono al tardo Neolitico. Ritrovamenti dell'epoca romana, risalenti al I
secolo a.C., attestano l'esistenza di una stazione di cambio stradale
chiamata Santicum. Il nome Villach deriva da un'altra stazione del dazio
romana chiamata Bilachinium o Bilachium. Attorno al 600 nella zona si
stabilirono popolazioni slave che diedero vita alla Carantania, che nel 740
divenne possesso dei Duchi di Baviera e successivamente del Sacro Romano
Impero. La città e il suo ponte sulla Drava vengono nominati per la prima
volta in un documento dell'878. Nel 979 la città fu assegnata, come feudo
dall'imperatore Ottone II al vescovo di Bressanone Albuino. Dal 1007 fino al
1759 Villach fu possedimento della diocesi di Bamberga; nel 1060 divenne
sede di mercato, nel 1240 fu elevata al rango di città. La città fu
ricostruita più volte a causa di incendi e dei due devastanti terremoti del
1348 e del 1690. Attorno alla prima metà del XVI secolo Villaco divenne il
centro carinziano della Riforma Protestante. Gli abitanti di fede
protestante furono costretti ad emigrare nel secolo sucessivo, accellerando
il declino economico della città. Nel 1759 Villaco, assieme agli altri
possedimenti della diocesi di Bamberga in Carinzia fu ceduta all'Austria.
Con le riforme introdotte dall'imperatrice Maria Teresa Villaco divenne,
come Klagenfurt e Völkermarkt, capoluogo di un distretto. In età napoleonica
(1809-1813) Villaco e il suo distretto furono incorporati nelle Province
Illiriche. Durante la Prima guerra mondiale la città si ritrovò nelle
immediate retrovie del fronte e fu sede del comando della 10. armata
austriaca; nel secondo conflitto mondiale Villaco fu pesantemente
danneggiata da 40 attacchi aerei.
Link
www.villach.at
Fonte: Wikipedia.org.
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