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Anversa
Ascesa di Anversa
Situata sulla riva destra della Schelda, a circa 90 km dal mare del Nord,
Anversa doveva la propria importanza alla sua vantaggiosissima posizione
geografica. Le prime notizie della città risalgono al 640, allorché San
Amando per primo vi predicò e vi costruì una chiesa; sugli antichi
insediamenti di pescatori, la città iniziò a svilupparsi soprattutto grazie
all'opera di bonifica operata da alcuni Benedettini irlandesi, che durante
il IX secolo vi costruirono una fortezza e decisero di stabilirvisi. Fu
soprattutto nel XIII secolo, quando le venne riconosciuto il titolo di
città, che Anversa cominciò ad essere visitata dai mercanti italiani, ed
iniziò ad acquisire rinomanza come centro mercantile. Al principio del XIV
secolo era già divenuta un importante centro di transito del traffico
commerciale tra la Germania e il mare del Nord, in concorrenza con Bruges,
che nei primi decenni del XV secolo fu nettamente superata. Fu però solo
durante il XVI secolo che Anversa acquistò straordinaria importanza a
livello europeo, e sulle banchine del suo porto iniziarono ad approdare in
gran numero navi cariche di mercanzie provenienti da ogni dove: bianche e
carezzevoli lane inglesi, zucchero di canna indiano, cuoi, odorose spezie,
drappi inglesi, legni svedesi e allume italiano. Il Guicciardini fa
coincidere ciò che denomina "il secondo augumento de più notabili, che ha
fatto questa città tanto grande, ricca e famosa" con l'influenza dei
Portoghesi, che in seguito a "meravigliosa e stupenda navigazione […]
cominciarono a condurre le spezierie e le drogherie d'India in Portogallo e
poi di Portogallo condurle alle fiere in questa terra.", togliendone così il
monopolio ai veneziani che lo detenevano da tempo. Questo commercio, insiste
Ludovico: "attrasse a poco a poco gli Alemanni" e "parecchie onorate case di
Spagnoli". "Et così intorno all'anno MDXVI, seguitando l'un l'altro, tutti i
mercanti forestieri, in Bruggia residenti, eccettuato parte degli Spagnoli,
che là restarono, vennero con non minor danno di quella città, che profitto
di questa, qua a dimorare! Infatti verso la fine del XV secolo a causa di
varie circostanze si colloca il declino di Bruges. Ad esso corrispose un
crescente sviluppo della prosperità di Anversa, "che attirò da Bruggia […]
quando manco l'aspettava e più insuperbiva" le più importanti casate di
banchieri "tutte famiglie di gran seguito, e di grandissimo traffico" come i
Welser e i Fugger. Questi ultimi erano senz'altro i più ricchi e potenti
finanzieri del '500. Agli inizi del '400 non erano altro che una famiglia di
tessitori di Augusta che incominciava ad estendere la propria attività al
commercio; ma tra la fine del '400 e i primi decenni del '500, essi avevano
già dato vita ad una straordinaria fortuna. L'azienda, organizzata sul
modello delle compagnie italiane, assunse in breve tempo rilevanti
proporzioni, adeguate a gestire un volume di affari che non conosceva più
frontiere. La loro ricchezza si fece proverbiale, tanto che in Spagna si
usava comunemente dire "rico como un Fucar". I Fugger arrivarono in città
con un seguito di fattori, ministri, servitori; e soprattutto, con i loro
capitali portando una nuova ventata di prosperità all'intera metropoli. "Il
terzo e fresco augumento" viene poi fatto iniziare "dopo la passata di
monsignore di Lungavalle e di Martino Van Raffem", quando "si risuolarono
prudentissimamente di fabbricare la predetta muraglia". Ovvero nel 1542,
anno della costruzione delle nuove mura della città, e dell'assorbimento di
alcune importanti fiere e traffici commerciali: "di questa maniera in breve
tempo, è tanto aumentata e aggrandita questa città, che se tu ne cavi
Parigi, non troverai di qua dai monti terra più ricca" . Difatti anche in
Anversa si svilupparono le fiere. "La fiera è baraonda - dice Braudel -
fracasso, musica popolare, festa, il mondo alla rovescia, disordine,
talvolta tumulto" . Era così anche in Anversa, ove si tenevano come ricorda
il Guicciardini quattro fiere annuali "molto privilegiate", all'interno
delle quali si svolgevano numerose operazioni mercantili. Le maggiori erano
due: la Sinksenmarkt e la Bamismarkt. Entrambe si protraevano per circa sei
o sette settimane: la Sinksenmarkt, fiera di pentecoste, iniziava a giugno e
si concludeva ad agosto inoltrato, e la Bamismarkt, fiera di Saint Bavon,
che iniziava in settembre e si concludeva a metà novembre. Entrambe queste
fiere erano frequentate da mercanti provenienti da ogni paese d'Europa e
vedevano, anche, un'enorme partecipazione popolare. Anche Dürer riferisce di
essere stato durante il suo quinto soggiorno in Anversa ad una fiera "quella
dei cavalli", "nelle quali fiere - ci dice il Guicciardini - da ogni banda
del paese e di fuora infino di Danimarca viene quantità grandissima di
cavalli di ogni sorte, che veramente fa bel vedere e buon provvedersi" . Lo
sviluppo di Anversa fu rapido, fra il 1505 e il 1545 i proventi della sua
dogana raddoppiarono. Nella città della Schelda si ridistribuivano le spezie
e il sale del Portogallo, si introducevano le drapperie inglesi per il
finissaggio e la tintura, ma anche i vini di Spagna e di Francia, lo
zucchero dei Tropici, il legno svedese e l'allume italiano. Così la città
fungendo da collegamento tra il bacino mediterraneo e quello baltico,
divenne il baricentro dei traffici internazionali; furono questi la vera
sorgente delle sue fortune. È tra il 1535 e il 1557 che si può collocare il
periodo più florido per lo sviluppo della città; quando arrivano dalla
Spagna in direzione del porto della Schelda, enormi quantità di argento e
oro americano. Il picco, sia in popolazione che in prosperità, venne
raggiunto però solo un po' più tardi, nel 1566. La popolazione toccò un
apice di circa 100.000 abitanti, un numero decisamente enorme per quei
tempi, anche per una città che come Anversa, solo nel 1496 ne poteva già
contare circa 40.000 . Un tale aumento di popolazione non era certo da
attribuirsi ad un naturale incremento, bensì alla consistente presenza di
immigrati, i quali, come nota Braudel: "non sempre sono uomini di fatica o
di qualità mediocre" ma anzi: "spesso recarono tecniche nuove non meno
indispensabili alla vita urbana delle loro persone". L'immigrazione che
interessò la città fu appunto un'immigrazione di alto livello. Banchieri e
mercanti attratti dallo sviluppo economico incominciarono ad arrivare fin
dagli inizi del XVI secolo. Un così rapido sviluppo del numero degli
abitanti provocò, come non è difficile intuire, una crisi degli alloggi. A
questa, la città fece fronte costruendo numerose nuove abitazioni, strade e
mura, che trasformarono fortemente l'intera struttura urbana della città .
Il Guicciardini, che si trovava in Anversa durante questi anni, ci lascia la
descrizione di una città abbondante di ogni mercanzia: "Anverfa – dice – è
benissimo provveduta di vettovaglie, perché oltre a quelle che i forestieri
di ogni parte ci conducono, molti provveditori di tutta la provincia […] con
gran provvigione giornalmente ci concorrono, talchè non solamente abbondanza
di ogni cosa per il vitto ordinario ci si trova ma ci si trova ancora
abbondanza grandissima per ogni estraordinario". Tuttavia come ci spiega
Braudel, i motivi dell'ascesa della città, che in pochi anni riuscì a
divenire la vera capitale dell'Atlantico, sono i più svariati. Si trattò di
un fenomeno complesso non riconducibile né al semplice fatto che i maggior
consumatori di spezie si trovavano nel Nord, né al fatto che Venezia era
ormai stata messa fuori gioco. Infatti se è vero che Anversa si sostituì a
Bruges è però altrettanto vero che essa si pose al centro dell'intera
economia internazionale, cosa che Bruges non era mai riuscita a fare.
"Anversa dunque non fu la semplice erede della vicina rivale […] fu lo
spostamento delle rotte mondiali alla fine del secolo XV, insieme
all'abbozzo di un economia atlantica, a decidere della sua sorte: per lei
tutto cambiò nel 1501, con l'arrivo sulle banchine della Schelda di una nave
portoghese carica di pepe e di noce moscata. Altre ne seguirono".
Decadenza di Anversa
Al periodo di ascesa iniziato durante i primi decenni del Cinquecento e
culminato tra il 1535 e il 1557, seguì la crisi e l'inesorabile periodo di
discesa. La crescita della città fu infatti interrotta sul finire del
secolo, dagli eventi della Rivolta dei Paesi Bassi. La funzione di Anversa
andò così mutando, e il suo ruolo di emporio del mondo, riducendosi
progressivamente. Già dall'inverno del 1564 le cose avevano iniziato a
peggiorare. Il clima era stato particolarmente rigido, avanzava sempre più
l'interramento della Schelda, e, proveniente dalla Francia, aveva iniziato
ad affermarsi tra le fila degli artigiani la dottrina calvinista. Inoltre,
se è vero che Anversa era sempre stata una tra le città più tolleranti
d'Europa dove avevano trovato rifugio anche gli anabattisti e gli ebrei, con
l'ascesa al trono del nuovo re Filippo II le cose erano destinate a cambiare
profondamente. Governare i Paesi Bassi era una fortuna. Ne sapeva qualcosa
Carlo V che pare ne ricavasse ogni anno risorse sette volte superiori a
quelle che ricavava dall'America; ma non era facile. Carlo vi era riuscito
rispettando la tradizione autonomista di quella regione. La politica di
Filippo II rappresentò dunque una brusca inversione di tendenza, che gli
fece guadagnare in un sol colpo l'opposizione di tutte le famiglie
aristocratiche, dai ricchi borghesi alle classi cittadine. Filippo II si
mosse fin dall'inizio con molta intransigenza. "Potete assicurare a Sua
Santità –scrisse all'ambasciatore Spagnolo a Roma nel 1566- che piuttosto
che permettere il minimo danno alla religione e al servizio di Dio, perderei
tutti i miei stati e cento vite, se le avessi; perché né mi propongo né
desidero essere sovrano di eretici". Fece pubblicare le risoluzioni del
concilio di Trento, e ne pretese la rigida applicazione, dando ordine di
perseguitare con il massimo rigore i protestanti. Dalla lontana Castiglia
non si mostrò dunque in grado di comprendere adeguatamente le
caratteristiche particolari di quella parte del suo impero così distante,
sia geograficamente che culturalmente, dalla Spagna. La rivolta ebbe inizio
nel 1566, proprio dagli strati popolari delle città dove il Calvinismo era
penetrato maggiormente: Anversa, Bruges, Tournai, Gand, e Ypres. Filippo
inviò nei Paesi Bassi alla testa di un potente esercito il duca d'Alba, il
quale eseguì con la massima severità le istruzioni del suo sovrano. Dal 1567
al 1573 i soldati del duca procedettero a una sistematica repressione che
soffocò la rivolta nel sangue. La "furia spagnola" suscitò una grande
impressione in tutta Europa; veri e propri massacri si abbatterono sulla
popolazione inerme, sulle donne e i bambini, numerose case furono
incendiate, e migliaia di persone furono sottoposte a riscatto e spesso
assassinate . Così scriveva un mercante che si trovava allora ad Anversa:
"Las cosas de la tierra andan de peor en peor y sin esperansa de ninguna
salud" ; e non diversamente descrive la situazione un suo contemporaneo,
anch'esso in Anversa durante quei difficili giorni.
Mataron al entrar mucha gente, y despuesde ganada la villa, començo el saco
que durò 3 dias […] Usòse en el todo lo que en semejantes tiempos se suole
hacer, sin tener respecto a estranjeros ni naturales, que todos pasaron por
una medida, y hubo personas a quienes costò el rescate de su casa 6.000
ducatos […] Con este desventurado suçeso no se trata de negoçios ni a cobrar
maravidì, y todo bate en buscar dinero pera pagar a los soldatos y llevar la
Moneda lo que cada uno tiene para hacer dinero”.
Se la prosperità economica della città era stata sempre favorita da una
tolleranza largamente praticata, disastrose furono le conseguenze della
politica di Filippo II. Essa provocò infatti, l'inevitabile esodo di
numerosi mercanti che in Anversa cominciavano a non sentirsi più al sicuro;
Luis Alvares Caldeira scrisse a Simon Ruiz: "Las naciones se van saliendo
daquì poco a poco para Colonia, y lo mismo haré yo en fin déste, si no
oviera otra cosa de por medio que me lo impida". La partenza di questi
mercanti, che erano il vero cuore pulsante per l'economia della città, e
l'interruzione dei lavori che si erano iniziati sul fondo della Schelda per
poter permettere anche alle navi più pesanti di raggiungere Anversa,
provocarono l'inevitabile decadenza della città, che andò perdendo per
sempre parte della sua influenza a livello europeo. Ma il vero dramma per la
città sarà proprio la riconquista dopo un lungo assedio da parte di
Alessandro Farnese, un avvenimento che come ha scritto Pirenne trasformò
Anversa da piazza marittima a città "mediterraneènne".
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Fonte: Wikipedia.org.
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