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Hotel in Giappone
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Geografia
L'arcipelago è costituito da 4 isole principali: Hokkaido, Honshu, Kyushu,
Shikoku, formanti un vasto arco aperto verso nord-ovest e accompagnate da un
migliaio di isole minori, oltre un gran numero di isolotti e scogli. La
morfologia del suolo è complicata dal succedersi di corrugamenti e
dislocazioni, dall'intensa attività vulcanica e dall'azione erosiva del
glacialismo e dei corsi d'acqua.
Il 75% del terreno è montuoso. I rilievi sono costituiti da una serie di
catene che formano l'ossatura longitudinale dell'intero arco insulare; a
questa si contrappone, nell'Honshu centrale, la catena delle Alpi
Giapponesi, fortemente inclinata rispetto alla direzione precedente e
comprende cime di altezza superiore ai 3000m. Isolato a sud-ovest il cono
del Fuji (Fuji-san 富士山, 3.776 m), il monte più alto del paese.
Altre montagne degne di nota sono:
Shirane (2.578 m)
Asahi-dake 旭岳 (2.290 m)
Chōkai-san 鳥海山 (2.236 m)
Horoshiri-dake 幌尻岳 (2.052 m)
Kiju-san (1.791 m)
Nell'arcipelago sono presenti quattro fasce vulcaniche comprendenti 165
coni, di cui una sessantina ancora attivi, causa di frequentissimi movimenti
sismici, spesso disastrosi.
Se si eccettua la vasta depressione nell'Honshu centrale (detta Fossa Magna)
tra le baie di Ise e di Wakasa, le sole zone pianeggianti sono rappresentate
da strette cimose costiere per la maggior parte formate da depositi
alluvionali. La più estesa (Kanto) è quella intorno al corso inferiore del
fiume Tone a nord di Tokyo.
Le coste che si estendono per circa 27.000 km, sono prevalentemente a
terrazze rocciose e sono accompagnate da isole. Limitate quelle basse e
sabbiose, con formazione di lagune e laghi costieri. Quelle prospicienti il
Mar del Giappone sono relativamente poco articolate; le altre sono invece
caratterizzate da numerosissime frastagliature, che sovente si allargano a
formare vaste e profonde insenature, quali la baia di Uchiura (Hokkaido), di
Tokyo, Suruga, Ise, Osaka, Hiroshima (Honshu), di Tosa (Shikoku).
Clima
Per il suo notevole sviluppo latitudinale e per la varietà degli influssi,
il Giappone presenta un clima molto vario da parte a parte, nonostante la
sua marittimità. Anche i mutamenti stagionali del clima sono sensibili e a
un'estate di tipo tropicale o subtropicale che investe quasi per intero le
isole, succede un inverno freddo e piovoso che si fa sentire anche nella
parte sud-orientale, la più tropicale dell'arcipelago. Il meccanismo degli
influssi è piuttosto complesso, essendo collegato ai movimenti delle
seguenti masse d'aria: le masse d'aria marittima polare (del Mare di Ohotsk),
le masse d'aria continentale siberiana, le masse d'aria marittima tropicale
(masse di Bonin), le masse equatoriali e quelle tropicali continentali
(dello Chang Jiang). L'inverno è massimamente soggetto, in tutta la sezione
settentrionale, alle masse d'aria di origine siberiana, che portano freddi
venti di nord-ovest. Sopra il Mare del Giappone questi venti assorbono molta
umidità che scaricano sui rilievi occidentali del Honshu, dove si hanno
rilevanti precipitazioni invernali, spesso a carattere nevoso. Agli influssi
dell'anticiclone siberiano succede, nella tarda primavera, lo stanziamento
dell'anticiclone marittimo polare, con masse d'aria umide e fredde;
scontrandosi con le masse d'aria di Bonin, tropicali, formano un fronte
depressionario detto di Bai u, responsabile delle abbondanti precipitazioni
estive che si scaricano soprattutto sul Giappone sud-occidentale. In genere
l'estate giapponese è umida e nebulosa, anche se non ovunque necessariamente
piovosa, la stagione si chiude in settembre con l'arrivo dei tifoni, che
risalgono le coste dell'Asia orientale, determinati dallo scontro di aria
umida equatoriale con aria fredda continentale. Essi apportano
precipitazioni abbondanti lungo la costa meridionale dell'arcipelago e
spesso hanno carattere violento e rovinoso. Autunno e primavera si
configurano come le stagioni più calme e dolci del clima giapponese, i cui
contrasti sono indicati dalle differenze tra temperature estive ed
invernali. Le aree più piovose sono il versante interno dell'Honshu (2000 mm
annui, in gran parte nevosi) e il versante esterno del Kyushu e del Shikoku
(2000 mm). Le precipitazioni diminuiscono verso nord lungo la costa del
Pacifico (a Tokyo 1500 mm), che si abbassano ancora nell'Hokkaido (Sapporo
1000 mm). Nel quadro climatico del Giappone una influenza non trascurabile
hanno le correnti marine che lambiscono l'arcipelago: la calda Curoscivo
(che ha azione umidificatrice e moderante nelle zone costiere meridionali) e
la fredda Ogascivo (che influenza soprattutto l'Hokkaido). All'incontro
delle correnti si formano le condizioni adatte alla formazione di plancton,
rendendo pescosissimi questi tratti di costa giapponese.
Trasporti
La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno
costituito un forte ostacolo alla realizzazione di una rete di vie di
comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni
stradali si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi
principali. Il paese è dotato di oggi di un sistema sufficiente organico di
vie di comunicazione, anche se non forse all'altezza della sua globale
economia. Le ferrovie, in larghissima parte statali, si sviluppano per circa
26.000 km, concentrate sulle aree convergenti sulle città; celebri sono
alcuni treni veloci detti Shinkansen, in particolare quello in servizio
sulla linea del Tokaido (tra Osaka e Tokyo). Honshu è naturalmente l'isola
meglio servita, ma numerosi traghetti e tunnel sottomarini assicurano
raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; dal 1979 il Giappone può contare
sul più lungo tunnel ferroviario, il Daishimizu di oltre 22 km. Anche le
strade si snodano soprattutto lungo le coste, allacciando tra loro le città
cosiere.
Porti. Dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'avanguardia
caratterizzano i porti nazionali, il cui movimento è veramente poderoso; tra
i maggiori scali marittimi, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco
inferiore il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto
da navi nazionali; la marina mercantile nazionale dispone di oltre 10.000
navi, con una stazza lorda di 27 milioni di t. Per le comunicazioni aeree
internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL),
che effettua collegamenti diretti con tutto il mondo, incluse rotte
transpolari e transiberiane; numerose le compagnie aeree minori, tra cui la
Air Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo
(Narita e Haneda) e di Osaka (Kansai).
Turismo
Quanto al turismo, sono oltre 4,2 milioni gli stranieri che annualmente
visitano il Giappone, ma assai più alto il numero di Giapponesi che si
recano all'estero. Il turismo in Giappone ha radici molto lontane, risale
all'epoca di Edo quando l'aristocrazia feudale si recava per determinati
periodi alla corte di Kyoto. Oggi il turismo che si sviluppa in Giappone
riguarda quello interno e quello verso l'estero mentre è ancora limitato
quello proveniente dall'estero.
Le principali mete verso l'estero sono gli Stati Uniti, Hong Kong, Taiwan
dove è abbastanza diffusa la lingua giapponese poco conosciuta e parlata
altrove. Oltre alle mete già citate abbiamo Cina, Singapore, Thailandia e
Indonesia che negli ultimi anni hanno registrato degli aumenti vertiginosi
di giapponesi. Con il sud-est asiatico, invece, il Giappone intrattiene
rapporti economici e finanziari. L'isola di Bali presenta molte strutture
ricettive per giapponesi con personale che sa proporre in modo adeguato gli
spettacoli tradizionali. Le mete principali europee sono la Francia ma
discreta importanza riveste anche l'Italia dove i giapponesi arrivano per
assaporare la cultura occidentale.
Le strutture ricettive giapponesi sono molto sviluppate non in relazione
alle entrate dall'estero, che come abbiamo detto sono abbastanza limitate,
ma in relazione al turismo interno. Gli alberghi sono ancora divisi in
alberghi "per giapponesi" e alberghi "per stranieri". Per quanto riguarda
gli alberghi giapponesi presentano le "rykan", stuole di paglia, al posto di
materassi, "tatami", locande a gestione familiare e dei villaggi vacanze
situati sulle montagne oppure sulle rive dei laghi. Gli alberghi per
stranieri, invece, appartengono a moderne catene alberghiere. Molti turisti,
però, amano alloggiare nelle locande tradizionali per assaporare ancora
meglio la tradizione del Pese.Il motivo del limitato flusso turistico
dall'estero è dovuto sia alla difficoltà di raggiungere il territorio per la
sua conformazione fisica e sia all'elevato tenore di vita che rende poco
competitivi i soggiorni.
Arte
La produzione primitiva appartiene al complesso delle culture del Pacifico
orientale e solo con l'inizio del Neolitico si fanno risentire gli influssi
cinesi. Gli edifici più importanti dell'epoca sono i dolmen per le loro
ricche suppellettili e la ceramica, ed i templi shintoisti. L'influsso della
civiltà cinese aumenta a partire dal V secolo in concomitanza della
diffusione del buddhismo, a cui si deve la ricca scultura in legno e bronzo
dell'epoca ed i numerosi templi. Poi nel VII ed VIII secolo si sviluppa una
corrente naturalista (affreschi nel Kondo di Nara ed i gruppi scultorei dei
custodi delle porte). L'evoluzione del naturalismo portò ad un arricchimento
della decorazione e allo sviluppo della pittura (Koseno Kanaoka ed inoltre
dall'affrancamento dall'influsso cinese ed al formarsi di un'arte
cortigiana. Nell'epoca Kamakura (1185-1337) si ha una reazione per il
ritorno al naturalismo ed a forme più semplici e severe. Ciò principalmente
nella scultura ad opera di Kokei e Unkei, mentre per converso l'architettura
e la scultura tendono, specie in un secondo tempo, ad appesantirsi. La
pittura ebbe un secondo periodo di splendore con le scuole Sung,
accostandosi alla produzione cinese ed adottando la tecnica del bianco e
nero. Tokyo fu in epoca Tokugawa (1573-1868) il centro della vita culturale
giapponese. Di grande pregio è la produzione delle maschere per il Nō e
quella della scultura minuta in lacca ed avorio, e poi la produzione di
porcellane. L'ascesa della borghesia determinò un'evoluzione della pittura
che tralasciò l'affresco per dedicarsi alla decorazione. L'ultima scuola
giapponese, l'Ukiyo-e si dedicò principalmente con Harunobu e Hiroshige ad
una rappresentazione realistica della vita, mentre l'architettura diventò
sempre più barocca. Con l'arrivo della civiltà occidentale non si può più
parlare di un'arte autonoma, ma l'arte giapponese si inserisce vigorosamente
nelle più moderne correnti artistiche, specie architettoniche. Per quanto
riguarda le arti tradizionali giapponesi, che sono tutte permeate dalla
filosofia zen, esse hanno costituito per secoli un unicum che non ha
corrispondenza in occidente. Sono giunte fino a noi pressoché intatte e sono
tuttora vive e vitali. Sono praticate in tutto il mondo da decine di
migliaia di persone ed hanno costituito un vettore essenziale della
conoscenza all'estero della cultura giapponese. Tutte sono fondate sul
principio della "via" (dō) cioè su un cammino interiore da percorrere per
giungere all'illuminazione. Ma aldilà della loro valenza filosofica, hanno
comunque un contenuto estetico che può essere percepito autonomamente.
Queste forme espressive costituiscono il nucleo più autentico della cultura
giapponese e ad esse i giapponesi sono stati e sono molto legati. Elemento
costante e centrale di esse è la rappresentazione istantanea della bellezza,
espressa, il più sinteticamente possibile, col segno, la forma o il gesto.
Le più note sono: il cha no yu (o chadō) la via del tè, l'ikebana (o kadō)
la via dei fiori, lo shodō la via della calligrafia.
Letteratura
La letteratura nazionale deve molto all'influsso di due civiltà esterne,
quella cinese e quella occidentale. Del primo periodo poco è rimasto: solo
alcuni componimenti poetici e religiosi inseriti in opere storiche
posteriori. Tuttavia in questo periodo viene a formarsi il substrato su cui
sorgerà la grande letteratura giapponese, poiché in questo periodo si va
diffondendo nel paese la cultura cinese, con la diffusione della scrittura,
dovuta principalmente alla diffusione del buddhismo (552). L'epoca d'oro
della letteratura sono i successivi periodi Nara ed Heian. Del periodo Nara
ci sono rimaste le opere storiche "Kojiki" e "Nihongi", poi documenti
burocratici ed un'opera di poesia, il "Man'yōshū". Poi si sviluppò una
tipica letteratura cortigiana che a poco a poco si sottrasse agli influssi
cinesi, dando vita a partire dal X secolo ad una produzione tipicamente
nazionale, che raggiunse il suo vertice con il Genji Monogatari, scritto da
Murasaki Shikibu (ca 978 - ca 1014), il capolavoro della letteratura
giapponese e una delle massime opere a livello mondiale. La poesia presenta
la raccolta "Kokin-shū", ma è la prosa con i monogatari (racconti) ad avere
uno sviluppo notevole. Non mancano però altri generi di prosa, come i nikki,
diari, i sōshi, zibaldoni, ed alcune opere biografico-storiche. Ma
naturalmente i periodi dei torbidi civili susseguenti al 1183 ebbero una
vasta ripercussione sulla cultura facendola decadere. Unici centri di
cultura rimangono di monasteri buddisti, nei quali si sviluppa una
letteratura religiosa ed intima ("Hojoki" ed "Tsure-zure-gusa") e poi una
letteratura cavalleresca come "Heiji monogatari". Unico isolato ma ottimo
esempio di lirica è lo "Shin Kokin-Wakashū". Nel frattempo si sviluppa il
dramma classico, il Nō, e sorge una letteratura popolare composta
principalmente di novelle. L'ascesa al potere dei Tokugawa segna l'inizio
dell'epoca di pace ed insieme di un risveglio delle arti. Tuttavia la
letteratura si divide in due parti. Da un lato la produzione popolare, con
l'invenzione della stampa, assume uno sviluppo prodigioso, con Ihara Saikaku
nasce il romanzo di costume, proibito per la sua immoralità nel 1791 e che
lascerà il posto al più morale yomi-hon (libro di lettura). Nel XIV secolo
si sviluppò anche il romanzo comico con Juppensha Ikku e Shikitei Samba. La
letteratura delle classi colte si riallaccia ancora alle tradizioni cinesi e
predomina ancora il Nõ. Però già alla fine del XVIII secolo si andò formando
una corrente più nazionalista, con Motoori Norinaga e Hirata Atsutane, che
avrà una grande importanza nella resistenza agli stranieri.
Contemporaneamente si sviluppò una forma di teatro, il Kabuki, una specie di
dramma popolare ma nettamente inferiore a quello occidentale, e che lasciò
per un breve periodo il posto al teatro della marionette Bunraku, di cui il
maggiore esponente fu Chikamatsu Monzaemon. Durante i primi decenni seguenti
all'apertura delle frontiere il Giappone assorbì tutte le correnti di
pensiero europee ed americane. La prima conseguenza fu la nascita del
romanzo realista ad opera di Tsubouchi Shōyō. Ad esso seguì il naturalismo
con Tayama Katai. Poi si sviluppò una letteratura esaltante la pace,
rappresentata dal gruppo della Shirakaba e da Ryûnosuke Akutagawa, che venne
travolta dalla guerra, al termine della quale si sviluppò una letteratura
popolare nettamente apolitica. La poesia si è adattata ai modelli
occidentali con Kitahara Tokoku, ma presto sorse un movimento di reazione in
favore della poesia indigena dei coniugi Yosano Tekkan e Yosano Akiko,
concretizzatosi con una rivalutazione di vecchi drammi e commedie, anche se
non manca un'opera più moderna derivata dallo spirito europeo e di cui
principali esponenti sono Osanai Kaoru e Okamoto Kidõ.L'epoca
storico-musicale sembra risalire al terzo millennio a.C.. Accanto all'arte
aulica e sacra esisteva però un'espressione popolare basata su una scala di
12 suoni cromatici, la cui costruzione risale al 1500 a.C.. Dal sistema dei
12 toni si sviluppa però la possibilità teorica di estendere il numero delle
disposizioni variamente trasportate e alternate fino a 84 scale diverse in
seguito dal xiv al xvi secolo, la musica strumentale, corale e la danza
danno luogo a primitive e popolari rappresentazioni sceniche.Tale
presentazione tipicamente giapponese, altrettanto caratteristica quanto
rudimentale e ferma, per il senso conservatore della razza gialla, sulle
acquisite posizioni secolari, è ancora oggi eseguita con gli strumenti
originali trasmessi ai nostri giorni ai tempi più remoti: il KOTO ( simile
al salterio), la BINA ( specie di liuto), la SHAMISEN ( chitarra a 3 corde a
plettro) oltre agli strumenti a fiato e a percussione. Per molto tempo i
musicisti giapponesi si sono nutriti di elementi prevalentemente germanici;
dopo la prima guerra mondiale i favori si sono, invece,volti sempre più
verso la musica francese e soprattutto italiana.
Fonte: Wikipedia.org
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