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I Quattro Canti
La fastosa macchina architettonica dei Quattro Canti, definita nel passato con i nomi di Ottangolo o di Teatro del sole perché sempre esposta ai raggi del solari, costituisce il cuore della città di Palermo. I Quattro Canti sono una piazza ottagonale centralissima, incrocio fra i due principali assi viari di Palermo: la Via Maqueda, a metà della sua lunghezza, e il Corso Vittorio Emanuele, anch’esso a metà del suo tragitto. Come piazza si chiama Piazza Vigliena, intitolata al viceré il cui nome completo era marchese don Juan Fernandez Pacheco de Vigliena y Ascalon.
Assunto nel 1606 il governo della città e dell’isola, egli affidò due anni dopo all’architetto Giulio Lasso, romano, la sistemazione urbanistica di quel crocevia alla quale si lavorò per molti anni. Nel 1609 doveva già essere terminata la parte strutturale dei due cantoni poi detti di Santa Ninfa e di Sant’Agata, che portano gli stemmi del viceré Vigliena. Nel 1612 era completo il cantone di Santa Cristina, aderente a San Giuseppe, promosso dal viceré Ossuna. Nel 1615 Giulio Lasso è già morto e dal 1617 è direttore dei lavori Mariano Smiriglio, ingegnere del Senato e già sorvegliante del cantiere durante la direzione del Lasso.
Con Mariano Smiriglio si assiste ad un cambiamento del programma decorativo iniziale: nell’ordine superiore, che in origine avrebbe dovuto ospitare le statue dei sovrani, vengono sistemate le statue delle quattro sante vergini palermitane: Santa Cristina, Santa Ninfa, Sant’Oliva e Sant’Agata. Dei quattro simulacri regali, previsti originariamente in bronzo, da Scipione Li Volsi vengono eseguiti soltanto quelli di Carlo V, poi collocata in piazza dei Bologna e quella di Filippo IV, poi distrutta. Le attuali statue in marmo presenti ai Quattro Canti furono scolpiti fra il 1661 ed il 1663 da Carlo Aprile.
Il 2 agosto 1630 vengono appaltati i lavori per la fabbrica delle quattro fontane con le statue delle Quattro Stagioni, anch’esse previste in bronzo e poi realizzate in marmo: la Primavera e l’Estate furono realizzate da Gregorio Tedeschi; l’Autunno e l’Inverno da Nunzio La Mattina. Le attuali conche inferiori delle quattro fontane sono ottocentesche e furono realizzate per poter nascondere quelle originarie col piano di calpestio della piazza che era stato ribassato.
Dalla strada del Cassaro, dall’arabo El Kassar, deriva il termine siciliano "cassariata” e cioè passeggiata dei pedoni riposante, chiacchierina e esibizionista che, per assimilazione, è passata alle passeggiate catanesi, in Via Etnea e messinesi lungo il Viale San Martino.
Fonte: Wikipedia.org
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