Vacanze Hotel Voli Autonoleggio Vuoto
 


Battaglia navale della Meloria
La Battaglia Navale della Meloria, sancì la definitiva fine di Pisa come potenza marinara in Italia durante il Medioevo. A seguito di una provocazione della Flotta Pisana, la flotta della Repubblica di Genova il giorno 6 agosto 1284, giorno di San Sisto, patrono di Pisa (Che da quel dì non fu più festeggiato) salpò verso lo scoglio detto "della Meloria", deciso ad ingaggiare la Flotta Pisana in battaglia. L'Ammiraglio genovese Oberto Doria, guidava una prima linea di 58 Galee da Guerra composta da otto "Compagnie": Castello, Macagnana, Piazzalunga e San Lorenzo, schierate sulla sinistra ( più alcune galee al comando di Oberto Spinola), e Porta, Borgo, Porta Nuova e Soziglia posizionate sulla destra. Benedetto Zaccaria, comandava invece una piccola Compagnia di venti galee, lasciate volutamente in disparte per prendere di sorpresa la flotta pisana. Essa era posizionata alle foci dell'Arno, vicino a Porto Pisano.
Si narra che durante la tradizionale benedizione delle navi, la croce d'argento del Bastone dell'Arcivescovo di Pisa, si staccò. I pisani non si curarono di questa premonizione negativa: dopotutto era il giorno del loro patrono, e quella era un'ottima occasione per chiudere definitivamente il conto con i Genovesi. Secondo le consuetudini del Governo Potestale, i pisani avevano scelto un forestiero come Podestà, Morosini da Venezia. I Veneziani com'è noto erano da sempre in rivalità contro Genova. Assistevano il Morosini: il Conte Ugolino della Gherardesca (Celebre perchè decantato da Dante nel 32esimo canto dell'Inferno nella Divina Commedia) e Andreotto Saraceno.
I Pisani infine dopo una prima esitazione, vista la presunta superiorità numerica, decisero di attaccare la flotta Genovese e si lanciarono sulla prima linea. I famosi Balestrieri Genovesi, al riparo dietro le loro pavesate, tiravano contro i legni pisani, mentre questi tentavano, secondo le tattiche dell'epoca, di speronare le navi con il rostro per poi abbordarle.
Le sorti della battaglia furono decise dai venti Legni di Zaccaria, che piombarono sul fianco pisano: fu uno sfacelo di legno, corpi e sangue. Dell'intera flotta pisana, solo venti galee, quelle comandate dal Conte Ugolino, si salvarono. I Pisani non furono pietosi con il comandante, e lo condannarono al suo ritorno a morte per inedia, dopo averlo accusato di vigliaccheria.
Tra i cinque e i seimila furono i morti, e quasi diecimila furono i prigionieri tra cui proprio il Podestà Morosini, che fu portato con gli altri a Genova nel quartiere così chiamato "Campo Pisano" (Da qui nacque il detto "Chi vuol vedere Pisa, vada a Genova"). Tra i prigionieri anche l'illustre Rustichello che aiutò Marco Polo a scrivere il suo Milione, nelle prigioni genovesi.
Nel 1290 infine, con la distruzione e l'interramento di Porto Pisano, i Genovesi posero fine alla minaccia della Repubblica toscana.

Fonte: Wikipedia.org