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Arbus
La data di fondazione di Arbus non è nota. Mentre non risulterebbe inserito
nell'elenco delle decime pontificie del 1341, comprendente invece altri
villaggi del territorio, Giuseppe Vaquer (Arbus, 1895) riferisce invece che
già nel 1320 il paese è menzionato a far parte della giurisdizione feudale
del marchesato di Quirra. Il comune di Arbus viene citato ancora nell'atto
di allodiazione (cessione di proprietà libera da vincoli e tributi feudali)
fatto alla catalana donna Violante Carroz l'8 novembre 1504 e,
successivamente, nella Storia documentata della popolazione di Sardegna, in
cui Corridore riporta gli atti del parlamento con la statistica dei comuni
per fuochi e popolazione dell'anno 1678. Il comune conservò la dipendenza
dalla Baronia di Monreale, appartenente ancora al marchesato di Quirra, fino
al riscatto dei feudi (1836), quando la Sardegna venne divisa in dieci
province, e Arbus fu assegnata alla provincia di Iglesias.
Si ricava dai registri parrocchiali ( F. Tuveri, Quattro secoli di storia,
1965) che il paese, dedito all'inizio all'agricoltura e alla pastorizia,
ebbe uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688 contava appena 989
abitanti e dieci anni dopo era ancora a 1282. Nel 1728 la popolazione saliva
a 2126 abitanti e nel 1821 sfiorava le 3000 unità. In quegli anni fiorì nel
paese, grazie anche al vasto territorio comunale, l'allevamento di ovini,
caprini, bovini, suini e cavalli che, nonostante l'assenza di strade, diede
vita ad un commercio intenso soprattutto con Cagliari e Oristano. Altra
attività di rilievo era quella dedicata alla tessitura dell'orbace,
praticata dalla quasi totalità delle famiglie: su 670 case censite, 600
erano fornite di telaio.
In seguito all'ampliamento delle vicine miniere di Montevecchio e Ingurtosu
e alla manodopera richiamata da diverse parti della Sardegna, nel 1901 Arbus
con 6450 abitanti era uno dei paesi più grandi della diocesi di Ales.
L'ulteriore sviluppo delle attività estrattive avvenuto nel periodo
successivo alla seconda guerra mondiale portò la popolazione negli anni a
metà del novecento a superare i 10.000 abitanti, ridottisi poi drasticamente
in seguito alla crisi delle miniere e alla definitiva chiusura degli
impianti.
Il XX secolo si è chiuso con nuove prospettive offerte all'economia del
paese dalla valorizzazione delle coste che lambiscono ad ovest il territorio
comunale. Si pensa che possa costituire la risorsa primaria per la nascita
di una solida industria turistica in grado di risolvere i gravi problemi
occupazionali.
Origine del nome
Il suo nome ha un'etimologia incerta, e lo stesso Vaquer, dopo inutili
ricerche, si limita a riferire solo alcune ipotesi, senza supporto di
documentazione certa.
Una prima congettura fa risalire il nome ad albus, con allusione alla neve
che tingerebbe di bianco le montagne circostanti, davvero poco convincente
vista la scarsità delle precipitazioni nevose. L'etimologia della parola
riconduce gli esperti ad una spiegazione basata sulla presenza di massicci
granitici nel luogo. È infatti presente in tutta la zona una enorme quantità
di granito bianco che in presenza di luce solare accesa risalta il luminoso
bianco dell'area. Una seconda ipotesi si rifà ad arburis, per l'abbondanza
di alberi che in passato avrebbe caratterizzato il territorio. Altrettanto
debole appare l'ultima possibilità che il termine derivi da arabus, con
riferimento alle orde barbaresche che un tempo avrebbero invaso le coste.
Ambiente
Il Comune di Arbus si affaccia ad Ovest sul Mar di Sardegna, con una fascia
costiera di circa 47 Km, si estende da Capo Frasca a Nord, fino alle
bellissime coste rocciose di Capo Pecora a Sud. La conformazione geologica
del luogo è ricca di diversità ammirabili su tutta la costa.
A Torre dei Corsari e Pistis si trovano le coste più basse e sabbiose della
zona, è inoltre presente un piccola frazione del comune che dall'alto di una
collina domina le coste e le numerose calette. Il villaggio dispone di
infrastrutture atte ad accogliere i turisti di cui dovrebbe trarre beneficio
l'economia del paese.
Piscinas e Scivu con le dune più alte d'Europa sono dei luoghi pardisiaci.
Arrivando dall'entroterra fino al mare ci acccorgiamo di come queste zone
siano rimaste intatte e spledidamente selvagge. Le antiche strade, un tempo
sentieri battuti dai minatori, preludono a ciò che sarà il paesaggio della
costa. Le dune sabbiose sono tra le più belle dell'isola si estendono per
tutta la zona e raggiungono un'altezza di 60 m.
Altra bellissima costa è quella di Capo Pecora, zona splendidamente intatta
e ricca di famosissime roccie granitiche che si estendono per tutta la zona,
dai monti limitrofi, alla spiaggia fino ai fondali splendidamente luminosi e
risaltati dall'acqua limpidissima.
L'entroterra arburese è ricco di zone minerarie, antico ricordo della
principale attività economica del luogo. La zona di Ingurtosu e Montevecchio
è sempre stata conosciuta come sito di estrazione mineraria. Già i fenici si
resero conto di questa possibilità e ne sono testimoni i reperti del luogo:
antichi picconi di ferro, ciotole, e sulla costa ritrovamenti di vecchi
relitti da trasporto. In un periodo più recente la zona di Montevecchio e
Ingurtosu subì un radicale cambiamento. Diventata zona industriale fu presto
area di insediamento urbano per tutti coloro che lavoravano nelle miniere.
Link
www.arbusvacanza.it
www.ilquintomoro.it
www.costatour.it
Fonte: Wikipedia.org.
Disponibile sotto GNU Free Documentation License
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