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Guspini
Guspini è un comune di 12.695 abitanti della provincia del Medio Campidano,
si trova a circa 126 m sul mare ai margini del Campidano. Distante 62 km dal
capoluogo, e 14,6 dalla stazione di San Gavino Monreale. il paese ha un
passato minerario, grazie alle vicine miniere di Montevecchio e Gennamari,
che davano blenda e galena. Ora, invece, si basa su agricoltura, turismo e
piccola e media impresa. Nei dintorni vi sono alcuni nuraghi in buono stato
di conservazione.
Ambiente
Una porzione considerevole del settore nord-occidentale della provincia del
Medio Campidano sui bordi della zona Oristanese è occupato dal comune di
Guspini, che include i rilievi metalliferi dell'Iglesiente settentrionale e
la pianura campidanese solcata dal Rio di Montevecchio fino ad arrivare allo
stagno di Santa Maria di Neapolis. Alla parte montuosa appartengono le
numerose attrazioni naturalistiche: il parco comunale di Gentilis, ricco di
sorgenti, e le pinete di Monti Mannu e Montixeddu, nelle aree a macchia
mediterranea gran quantità di funghi (cordulinu de murdegu e de pezza),
varia selvaggina stanziale (tanto da giustificare l'esistenza di un'oasi di
protezione faunistica e di una zona di ripopolamento e cattura) ed i
cinghiali, mentre lo stagno di Santa Maria ospita i fenicotteri rosa (sa
genti arrubia). Le cose più interessanti sono però proprie delle formazioni
geologiche con la grotta di Velicanò (sul Monte Margherita) ancora non del
tutto esplorata, la miniera di Montevecchio e la cava di Cuccureddu ‘e
Zeppara. La miniera di Montevecchio è stata nel periodo successivo alla
seconda guerra mondiale una tra le più grandi e produttive miniere d'Europa.
Lo testimoniano i cumuli di detriti di flottazione formanti il grande bacino
di decantazione e i caseggiati dei pozzi, gli impianti e gli edifici del
villaggio che oggi ospita i pochi abitanti rimasi, superstiti di una
popolazione molto più numerosa che ha ormai abbandonato la frazione per
trasferirsi molto spesso nelle vicine Guspini e Arbus.
In superficie si possono notare i resti dello sfruttamento degli
affioramenti, il cosiddetto «cappellaccio», coltivato per frana che appare
come una grande ferita aperta lungo le pendici N-O della piccola catena di
monti che divide il versante di Arbus, da quello di Casargius-Montevecchio.
Il resto dei monti è in parte coperto da macchia mediterranea associata a
lecci e sughere, oltre a qualche pineta di rimboschimento, che si sono
salvati dalla ricorrente selvaggia distribuzione boschiva estiva perpetrata
dal fuoco appiccato spesso dolosamente. Il gruppo di filoni coltivato dalla
miniera di Montevecchio è disposto tangenzialmente all'ammasso granitico
dell'Arburese e sembra essere il riempimento da parte di fluidi
mineralizzanti, di una lunga frattura apertasi negli scisti quarzosi a causa
di una contrazione, per raffreddamento da parte del vicino granitico. Negli
uffici della miniera, e precisamente al primo piano dell'ufficio geologico,
esiste un interessante piccolo museo che raccoglie alcuni tra gli esemplari
caratteristici provenienti dagli scavi della miniera stessa. Tra essi si può
ammirare qualche campione di anglesite verde, alcune cerussiti, delle bariti
coperte da piccoli chicchi di smithsonite ferrifera altrimenti chiamata
monheimite. Campioni rari ben rappresentati sono le blende colloformi con
sopra i piccoli cristalli tubici tramoggiati di galena bismutifera e le
bariti quasi aciculari. I minerali che la miniera di Montevecchio nel corso
del tempo ci ha offerto sono numerosissimi. Moli essi sono introvabili con
il metodo della ricerca personale perché provengono dagli scavi nel
sottosuolo che si sviluppano fino a toccare i 288 m sotto il livello del
mare (pozzo Sartori, fiore all'occhiello della miniera).
Le anglesìti di Montevecchio sono famose per il loro colore verde, spesso
smeraldino, dovuto al solfato di ferro presente in esse. Spessissimo su
matrice limonitica, raramente quarzosa o galenosa, le anglesiti verdi si
rinvenivano in cristalli che raramente superavano i 3 cm. La cerussite
invece si mostrava, principalmente in cristalli allungati, spesso
aghiformi, di colore variabile dal bianco al giallo, al marron scuro a causa
della limonite che spesso la ricopriva. Alcune serie di campioni provenienti
dalla zone di Telle e Sanna mostrano una bella colorazione ed una notevole
fluorescenza agli ultravioletti che fa pensare ad una eventuale sostituzione
della cerussite da parte della fosgenite. La barite che si ritrova nei
livelli profondi della zona di pozzo Sartorì è una delle più belle ed
eleganti che le miniere sarde ci abbiano regalato. Ancora oggi non è
difficile trovare degli esemplari di marmarite sul quarzo candido nel
cantiere di Casargius. Non sempre è conveniente girare tra gli scavi a cielo
aperto che costituiscono notevole pericolo a causa della instabilità dei
blocchi di roccia e delle pareti degli scavi stessi: è consigliabile farsi
accompagnare nelle escursioni da persone pratiche del posto.
L'accessibilità della zona è garantita da una serie di strade in condizioni
ottimali di viabilità. Sulle pendici della collina di «Cuccureddu e Zeppara»
nella periferia Est del paese, si trova invece una cava di basalto. Il
fronte della cava, ora inattivo, ci mostra uno degli esempi migliori di
basalto colonnare. Tale struttura si è determinata durante il
raffreddamento della massa fusa per contrazione e conseguente fessurazione
della stessa. E raggiungibile molto comodamente in macchina. Il paese sorge
in una conca, al limite della pianura del Campidano, sulle pendici del
sistema collinare dell'Arburese nelle vicinanze del Rio Terra Maistus e dei
suoi affluenti Riu Crabase e Riu S’Acqua bella. La parte più antica del
centro, di forma irregolarmente circolare, è cresciuta inizialmente lungo
l'asse viario E-O, quindi ha occupato il territorio nelle direzioni
ortogonali a questo asse orientandosi preferenzialmente lungo la SS 196 che
lo collega con i centri di Gonnosfanadiga e Villacidro.
Archeologia e Arte
Al Neolitico recente (III millennio a.C.) si assegnano i menhirs di Cort’e’Semmuccu,
Genna Prunas e Perdas Fittas. Il periodo nuragico è rappresentato da circa
trentacinque nuraghi, tra i quali Crabili (quadrilobato con antemurale
esagonale) e Urradili (tribolato). L'area archeologica più rilevante è però
localizzata presso il centro case sparse «Santa Maria di Neapolis», a circa
20 km a Nord di Guspini, dove era ubicata la città di Neapolis, menzionata
nelle fonti classiche. Lo stanziamento umano nella località «Santa Maria di
Neapolis» rimonta ad III millennio a.C. come documentano ceramiche,
strumenti in ossidìana ed una statuetta di dea madre in marmo assegnati al
Neolitico recente. La regione venne successivamente occupata da un
insediamento nuragico. Verso la prima metà del VI secolo AC deve collocarsi
la fondazione, ad opera dei Fenici, di Neapolis. La città fenicio-punica,
sovrappostasi al centro indigeno, risulta quasi del tutto sconosciuta nel
suo assetto urbanistico, anche se può ipotizzarsi che il circuito murario
semicircolare di Neapolis, rivelato dall'aerofotografia, sia quello
originario in quanto raffrontabile con esempi cartaginesi. Assai meglio
conosciamo i materiali riferibili al centro fenicio-punico, attualmente
conservati nei musei di Cagliari e di Oristano. Si tratta di ceramiche
fenicio-puniche e d'impostazione (bucchero etrusco, ceramica ionica e attica):
scarabei in diaspro verde, monete, terrecotte figurate.
Neapolis in età romana aveva una estensione di circa 34 ettari, compresa
entro il circuito delle mura. Lunghe due Km. realizzate in blocchi squadrati
di arenarie e calcare. A nord della città può essere seguito per Km 1121 il
tracciato della strada romana da TibuIa a Sulci, larga 7 m e tuttora
lastricata da grandi basalti. Al centro sono situate le Grandi Terme,
riutilizzate nel Medioevo e fino al secolo XVIII come chiesa dedicata alla
Vergine (S. Maria de Nabui). La struttura meglio conservata è costituita da
un ambiente rettangolare, con volta a botte, dotato di un finestrone,
occluso in epoca indeterminata, nella parete di fondo. I muri sono rivestiti
da un paramento in mattoni e blocchetti di pietra alternati. Le Piccole
Terme situate all'estremità settentrionale dell'abitato sono state messe in
luce negli scavi del 1951. Questa costruzione modesta consiste d'un
frigidarium ampio (forse anche usato come stanze cambianti) con due vasche
semicircolari, raggiunti per mezzo di gradini, per i bagni dell'acqua fredda
e cinque più piccole stanze che, essendo riscaldati dall'aria calda che ha
fluiva sotto i pavimenti e negli interstizi delle pareti, costituivano gli
ambienti caldi. Immediatamente ad est delle piccole terme, sono state poste
in luce, parzialmente, alcune case d'abitazione, costruite con pietrame,
intervallato da blocchi squadrati in areniana e calcare, cementati da malta
di fango e calce. I pavimenti erano costituiti dai fiocchi di pietra e d'un
rozzo mosaico bianco. A circa 100 m dalle piccole terme si possono notare le
rovine d'una zona monumentale che era forse il forum (tribuna) di Neapolis.
In questa costruzione è stato trovato una statua di marmo di Afrodite Urania
(I secolo d.C), ora nel museo di Oristano. Il rifornimento idrico di questa
città è stato garantito dai pozzi, dalle cisterne che hanno sfruttato le
acque d'una falda della montagna del Laus di Biaxi, circa cinque chilometri
a sud di Neapolis.
Due costruzioni religiose nella città di Guspini meritano una citazione: San
Nicolò e Santa Maria Assunta. La chiesa del San Nicolò, posta in cima di una
piccola rampa nel centro della città, ha un prospetto decorato di merli e di
un grande rosone che sovrasta il portale .Questo è inquadrato da una
cordatura che si conclude al di sopra dell'architrave con un arco a sesto
acuto. Ai lati del portale minuscole nicchie accolgono due teste scolpite. A
destra si erge il campanile a canna quadrata, sormontato da una cupoletta.
L' interno voltato a botte come la capilla mayor, è decorato con affreschi
otto-novecenteschi: è a una navata negli intradossi degli archi d'accesso
alle cappelle laterali sono poste fasce con formelle decorative a motivi
vegetali e animali. Il rilievo, poco accentuato, ricorda le decorazione dei
monumenti Bizantini: datandolo dal XVI fino al XVII secolo, questo potrebbe
essere una precisa scelta in accordo con la cultura della Controriforma, in
considerazione della presenza di figure simboliche numerose quali i pesci ed
i serpenti. La ricchezza dell'altare forgiato da marmi del policromi, di
stile barocco, sovrastati dalla statua del San Nicolò, è visibile nel
presbiterio. In questa chiesa c'è anche un Crocifisso e una croce astile in
argento , di gusto gotico, datato nel secolo sedicesimo. Le strutture
originali di questa chiesa risalgono al 1500, anche se è stato ristrutturato
estesamente almeno fino al 1700. La chiesa di Santa Maria Assunta risale al
1200; gli archi della facciata, a cui ulteriori decorazioni sono state
aggiunte nel secolo XVIII e nella data della torretta della frangia dalla
struttura originale.
Tradizioni Popolari
Le più rilevanti manifestazioni religiose di Guspini sono la Sagra di S.
Isidoro a primavera, la festività del San Giorgio in giugno e la sagra di
Santa Maria a Ferragosto, quando si celebra anche il Ferragosto Guspinese
con un intera settimana di rappresentazioni culturali e ricreative. Altri
avvenimenti collettivi sono i riti del carnevale, festeggiato con sfilate di
grandi carri e numerosi gruppi in maschera, divenendo cosi un ricco
spettacolo di arte e divertimento. Anche la celebrazione del 1 maggio è
caratterizzata dalla famosa escursione nella vicina vallata montuosa di
"Monti Mariori". A Guspini non è più in uso il costume antico, che è stato
riprodotto dopo attenti studi da modelli ereditati. La gastronomia Guspinese
si rifà alla cucina dell'area dei Campidanesi, preferendo la confezione di
dolci di mandorle (amarèttus e bianchinus) e di altre specialità
tradizionali (piricchìttus, pistocchèddus e pistòccus grùssus). I prodotti
latterio-caseari sono vari e ottimi: si possono acquistare presso la
cooperativa l'Armentizia Moderna; famosa la salsiccia. Inoltre si possono
gustare i piatti tipici nei vari agriturismi collocati nelle periferie del
paese. Guspini si distingueva dagli altri paesi sopratutto per un'accurata
attenzione degli spazi verdi presenti all'interno del paese: tutte le
piazzette erano infatti a tema e rappresentavano delle vere opere d'arte ma
attualmente questo patrimonio costruito negli anni dalla banca del tempo
locale è andato via via deteriorandosi divenendo uno dei simboli del degrado
locale.
Cultura
Dal 2000 è attiva a Guspini una banda musicale, ospitata nella scuola
locale. La banda effettua concerti ed accompaagnamenti alle processioni
nella zona e in tutta la sardegna. Caratteristica del paese è il forte
associazionismo che si evince dalle oltre cinquanta asociazioni presenti.
Altra caratteristica culturale è la grande presenza di scrittori fra i quali
si segnalano Iride Peis Concas e Tarcisio Agus, autori di diversi libri su
Guspini e Montevecchio, Mauro Serra storico locale autore delle seguenti
pubblicazioni: Neapolis fra storia e leggenda, L’invasione delle terre, Tre
secoli di scuola e Simona Ruggeri autrice di un testo sulla storia del
giornalismo femminile in Sardegna, Nino Cannella autore della monografia "Terzonovecento",
degli "Scritti sull'arte" e delle "Opere ritrovate di Giulio Fanari". Da
segnalare inoltre il testo di Agnese Caddeo e Lorenzo di Biase "Per non
dimenticare...il ghetto di Terezin" e "Ricordi di una vita" di Virgilio
Virdis.
Link
www.guspini.net
www.comune.guspini.ca.it
www.prolocoguspini.it
www.auserguspini.it
www.degustibusgastronomia.it
Fonte: Wikipedia.org.
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