|
|

Luras
Luras (sardo: Luras, gallurese: Lurisi), è un comune della provincia di
Olbia-Tempio nella regione storica della Gallura. È situato a oltre 500
metri sul livello del mare, nella zona della
Gallura. Fa parte della III
Comunità Montana "Gallura". Dista 95 km da Sassari.
Il toponimo Luras deriva dal latino lura, che significa otre o sacco. La
denominazione nasce dalla fantasia dei locali che intravedevano nelle
particolari rocce presenti forme di "otri" o "sacchi".
Le origini
Luras, paese della Gallura di circa 2.800 abitanti, situato nella regione
nord orientale dell'Isola di Sardegna, si estende su un poggio granitico
dell'altipiano del Limbara, a 508 metri di altitudine. Un tempo veniva
chiamata "Villa Lauras" o "Oppidum Luris", e l'origine stessa del nome viene
spesso attribuita a "lura" (otre) oppure a "laurus" (alloro).
Tra le ipotesi avanzate sull'origine del paese ve ne sono alcune che,
secondo quanto affermato da diversi storici, lo vorrebbero come "una delle
cinque colonie" che gli Etruschi fondarono nell'Isola dopo l'862 AC. Una
altra ipotesi vorrebbe Luras fondata da una parte dei 4.000 coloni ebrei
deportati in Sardegna dall'Imperatore romano Tiberio nel 19 DC. A rafforzare
ancora quest'ipotesi vi sono diversi particolari riferibili alla
particolarità degli usi e costumi luresi, alla presenza di toponimi
apparentemente ebraici (Carana, Canihim, Canahili) all'intraprendenza
commerciale dei suoi abitanti, ad alcune pietanze ed alla conservazione fino
a tutto l'inizio del XX secolo di antiche tradizioni (come quella dell'"accabbadora",
sorta di eutanasia rituale) comuni all'area ebraica, nonchè l'antica
consuetudine di incisione di caratteri ebraici incisi sulle pietre delle
porte dei palazzi (palazzi Jorzi e Mincestra). L'ipotesi di una penetrazione
ebraica tanto retrodatata viene tuttavia ritenuta inattendibile in quanto
gli ebrei deportati da Tiberio vennero deportati a Tharros e proliferarono
successivamente nella Valle del Tirso. Si aggiunga che nel 1492 tutti gli
ebrei vennero espulsi dai regni riuniti di Castiglia e di Aragona di Spagna
(di cui la Sardegna faceva parte) mentre pare difficile ipotizzare una
conversione di massa al cristianesimo degli ebrei, particolarmente legati
alla propria religione. La particolarità nelle tradizioni, usi e costumi
potrebbe derivare dalla tradizione spagnola sviluppatasi come in tutta la
Sardegna a partire dall occupazione aragonese o dall'insediamento di gruppi
nomadi di origine giudaica nel periodo di dominazione iberica, similmente a
quanto avvenuto a Isili con gruppi nomadi di origine zingarica.
La storia
Il primo documento storico che cita luras è la Carta Pisana del 1300, dove
vi sono elencate tutte le ville del Giudicato suddivise in Curatorie. Luras
faceva parte della Curatoria di Gemini Josso. Nel periodo giudicale e
spagnolo-aragonese nella zona di Luras sorgevano dei villaggi che sono stati
abbandonati in epoche diverse a causa delle pestilenze, delle carestie e
delle incursioni dei barbari. Siffilionis (oggi Silonis) sorgeva presso
l'antica chiesa di San Pietro, che era la parrocchiale di questo villaggio;
Canahim (o Canahini), identificabile con l'attuale Canaili, si estendeva
intorno alla chiesa di San Michele ed il villaggio di Canarhan, nella
regione che oggi viene chiamata Carana, ed aveva come parrocchiale la chiesa
di San Nicola e San Bartolomeo. Sempre nella curatoria di Canahini sorgevano
i villaggi di Astaina e di Hagiana, mentre nella curatoria di Gemini vi era
un altro villaggio denominato Campo de Vigne o de Vinyes. Luras fece parte
quindi del Marchesato di Gallura e vi rimase fino al 1839. Ed è proprio
nell'800 che Luras raggiunge un certo benessere, ossia quando alle
tradizionali e tutt'oggi presenti attività agricole si aggiunsero quelle
commerciali che videro i luresi impegnati a vendere in tutta l'Isola, e non
solo, i propri manufatti: berrittas (antichi copricapi del costume
maschile), lana, pelli, lavorati del sughero e del ferro, stoffe, vini,
acquavite, formaggi, granaglie, ecc. Oggi l'economia dei luresi è basata
sull'agricoltura, sull'allevamento, sulla lavorazione del sughero e del
granito e sulla viticoltura. Nel territorio di Luras si trovano le vigne più
estese e forse meglio coltivate dell'alta Gallura, dalle quali si producono
vini apprezzati oltre gli stessi confini sardi e nazionali: il vermentino,
il moscato ed il famosissimo Nebiolo di Luras.
Il dialetto
Per cercare una spiegazione al perché Luras, a differenza degli altri centri
della Gallura, abbia mantenuto l'originaria parlata sarda bisogna ricondursi
alle diverse ipotesi che tentano di dare una spiegazione possibile e
veritiera sulle motivazioni. Intorno al 1200 la Gallura fu infestata da una
grave epidemia. Solo Luras rimase immune e poté quindi difendersi dai Còrsi
che intanto avevano occupato la parte superiore dell'Isola conquistando i
luoghi lasciati deserti; questa tesi giustificherebbe la difesa della lingua
sarda sul dialetto gallurese, che ha chiare origini còrse. Il mantenimento
della parlata sarda potrebbe essere nato anche dall'esigenza di dover
comunicare con le popolazioni dell'interno della Sardegna dovuto al
dinamismo commerciale dei luresi. L'originalità dei lurisincos, come
etnicamente vengono chiamati, esce allo scoperto proprio nel dialetto il
quale, oltre alla musicalità dell'accento, si distingue dalle altre varianti
logudoresi settentrionali per altre sfumature tra cui la conservazione del
plurale femminile in "sas" anche per i nomi maschili (su omine/sas omines,
su contu/sas contos; possibile effetto dell'influenza del corso-gallurese
che non distingue tra i generi del plurale: lu ghjattu/li ghjatti, la
'acca/li 'acchi), l'uso di -ero al posto posto di -erzo/-erio (prefero e non
preferzo/preferio) e la persistenza di un continuatore autoctono di VETULUS>VECLUS>becru>begru
(presente anche in alcuni dialetti della Sardegna centrale nella forma begru/beju
e indice dell'arcaicità del dialetto) al posto del comune "betzu" derivato
dal toscano "vecchio": a sas àrbures si nde lis segat sas naes begras pro
bogare linna noa.
L'archeologia
Sepulturas de zigantes o de paladinos, così i luresi solevano chiamare i
Dolmen, importantissimi monumenti del megalitismo funerario del periodo
neolitico, che costituiscono un esempio significativo di una delle maggiori
concentrazioni di tali sepolture in Sardegna. Nel territorio di Luras,
infatti, ve ne sono ben quattro: l'Allée couverte di Ladas e i dolmen a
struttura semplice di Alzoledda, di Ciuledda e di Billella. Molto ben
conservati nelle loro strutture realizzate in granito locale, i dolmen di
Luras costituiscono, insieme all'allée di Ladas, la cui copertura è
costituita da due lastroni piatti, uno dei quali risulta essere, per
dimensioni, il secondo in tutto il bacino del Mediterraneo, un'interessante
sequenza nell'evoluzione della tipologia costruttiva di questi monumenti
megalitici che, partendo dall'esperienza del dolmen semplice dei periodi
neolitici, porta alla realizzazione di tombe a galleria, le allée couvertes,
e quindi alle Tombe dei giganti.
Gli olivastri millenari
Gli olivastri millenari di Santu Baltolu di Carana sono inseriti in un
incantevole contesto naturale, sulle sponde del Lago Liscia, dove il
contrasto tra la montagna granitica e lo stesso Lago dà luogo a un'unità
paesaggistica di assoluto valore. Il più vecchio di questi olivastri, s'ozzastru,
come viene confidenzialmente ma rispettosamente chiamato dai luresi,
presenta a metri 1,3 da terra una circonferenza di circa 22 metri per
un'altezza di 8 metri e, secondo alcuni studi, dovrebbe avere tra i 3.800 ed
i 4.000 anni di età, il che ne fa uno degli alberi più vecchi d'Europa.
Questo "patriarca della natura", dichiarato nel 1991 Monumento naturale ed
ormai inserito con grande risalto nelle più importanti guide naturalistiche,
rientra oggi nella lista dei "Venti alberi secolari", uno per ogni Regione
italiana, da tutelare e dichiarare Monumento Nazionale con decreto
ministeriale.Gli altri due olivi hanno rispettivamente 2500 e 500 anni
circa.
Fonte: Wikipedia.org.
Disponibile sotto GNU Free Documentation License
|
|