|
|
Posada
Posada (sardo: Pasata) è un comune di 2.394 abitanti della provincia di
Nuoro ed il capoluogo storico della omonima Baronia.
Ambiente
La valle di Posada, in pratica creatasi per sedimentazione alluvionale alle
foci del Rio Posada, contiene numerosi spunti di interesse naturalistico.
Se già la peculiare conformazione geologica manteneva una certa difficoltà
di accesso alle terre scoperte, il dislocamento di numerosi stagni ed
impaludamenti, flemme dei vari tronconi del fiume, ha certamente avuto un
suo ruolo di fondamentale importanza nella preservazione di endemismi e
rarità botaniche e faunistiche, avendo di fatto tenuto a bada i fisiologici
processi di antropizzazione.
Anche la disinfezione antimalarica del dopoguerra effettuata dalla
Fondazione Rockefeller in esecuzione del noto piano Marshall, non ha
lasciato tracce evidenti del suo passaggio, non essendosi reperiti residui
contaminanti (DDT) ad una verifica esperita pochi anni addietro.
Così oggi è tuttora possibile praticare osservazione naturalistica, a volte
senza nemmeno abbandonare le strade asfaltate, di sicuro interesse e pregio.
Dalla tartaruga d'acqua dolce al cavaliere d'Italia, le zone offrono diversi
scenari faunistici alquanto singolari, essendo quelli entomologici,
ornitologici e botanici tutt'affatto unici.
Anche il mare, sebbene ormai deprivato di pesce dalla pesca a strascico,
resta suggestivamente incontaminato, sia a causa delle dimensioni delle
spiagge che comunque non corre rischi di affollamento (il Golfo di Posada si
estende, dalla punta di Orvile a Santa Lucia di Siniscola, per circa 20 km),
sia per il rapporto fra la lunghezza delle spiagge ed il fronte di
retroterra direttamente sfruttabile (cioe' le zone non umide).
Come nel resto della Sardegna, attualmente sono in corso programmi di
edificazione di massiccia portata, che taluni intendono come un pericolo per
l'ambiente in quanto riguardanti aree oramai prossime ai bordi delle zone
umide. Questa tendenza, che peraltro non ha un concreto fondamento
economico, giacché le volumetrie disponibili sono già ben superiori alla
domanda anche turistica di alloggio, ha pressochè definitivamente
avvicendato i precedenti progetti di realizzazione di un parco fluviale
protetto (anni '90).
Arte
Negli ultimi decenni si sono moltiplicate a Posada le iniziative culturali,
principalmente volte al recupero di valori di valenza regionale.
Nella letteratura sarda, Posada è sede dell'omonimo famosissimo premio di
Poesia. La selezione riguarda opere in lingua sarda, rimate o meno,
raggruppate per diverse sezioni.
Nella musica, il "Posada Jazz Project" è stato un riuscitissimo esperimento
di promozione di questo genere, consistente nella selezione di giovani
talenti jazzistici da premiare con la copertura delle spese di produzione
dei rispettivi primi dischi. Dopo diverse edizioni, tutte di successo, e per
motivi non noti, la manifestazione è stata soppressa intorno al 1995.
Turismo
L'offerta turistica di Posada si compone principalmente di affittanza
stagionale in case di civile abitazione, essendovi poche strutture
ricettive. Le località di alloggio sono il centro storico di Posada, le zone
periferiche di Posada e la frazione di San Giovanni (sul mare).
Oltre alle spiagge di San Giovanni, di Su Tiriarzu e di Orvile, sono oggetto
di visita i percorsi fluviali, il lago di Maccheronis, il centro storico, le
campagne di Sas Murtas.
Il vasto porto de La caletta (ca. 1000 posti barca), co-gestito insieme al
comune di Siniscola col quale Posada condivide la competenza territoriale, è
attualmente in corso di adeguamento per la messa in opera di strutture e
servizi per diportisti.
In oltre a Posada si festeggia il patrono il 17/01, il giorno di Sant'
Antonio, con una festa in piazza dove si bruccia un enorme mucchio di "mudregu"
(cisto), raccolto dai posadini nei giorni precedenti, il rituale prevede 3
giri intorno al fuoco acceso, di una processione. In seguito vi e' una
distribuzione di dolci detti "cogoneddos" benedetti, fatti dalle posadine.
Oltre a questo un piccolo comitato e' incaricato di organizzare un
"rinfresco" con panini con salsiccia arrosto e vino.
La leggenda del Castello della Fava
Si racconta che intorno al 1300 una flotta di Saraceni sbarcò sulle coste di
Posada. I Turchi (o Saraceni), considerata l'ostile conformazione del
territorio, si resero conto che sarebbero riusciti a completare l'assedio
solamente nel caso in cui la popolazione fosse ridotta alla fame, ovviamente
loro non potevano sapere che la gente si trovava veramente in quella
situazione, e si accamparono nella spiaggia in attesa di sviluppi. Quando il
Giudicato di Gallura, una delle cui sedi era proprio nella torre, vennero
informati dell'assedio, al Castello scoppiò il panico, Posada non sarebbe
mai riuscita a sostenere un qualche combattimento. Durante l'ennesima
riunione dei Giudici, qualcuno ebbe un'idea, che si rivelò poi quella
giusta: fecero mangiare ad un piccione un pugno di fave, le ultime rimaste,
lo ferirono leggermente e lo fecero volare in direzione degli accampamenti
nemici. Il piccione non resse il volo e cadde proprio nelle tende degli
arabi, i quali, incuriositi dallo strano gonfiore del ventre del volatile,
lo aprirono e vi trovarono le fave. Dedussero allora che, se la popolazione
aveva così tanto cibo da poterne dare una enorme quantità a un animale, non
c'era alcuna possibilità di concludere l'assedio; i Saraceni lasciarono le
coste e a Posada fu festa per giorni e giorni...
I villaggi scomparsi
Oltre alla detta Feronia, si ha traccia documentale della presenza, in
vicinanza di Posada, di altri centri abitati oggi irritrovabili. Si tratta
di comunità della cui esistenza sappiamo grazie alle registrazioni del "Liber
Fondachi", sorta di registro delle entrate fiscali, in cui si evince che
sino al Trecento inoltrato si percepivano tributi dai villaggi Arischion,
Sollai, Loquilla, Stelaya, e da altri luoghi i cui nomi non sono rilevati
con omogenea definizione.
Sulla effettiva ubicazione di tali siti vi sono solo delle ipotesi, o meglio
delle congetture, mancanti però di riscontri validi. Per esempio, si dice
che Sollai sorgesse vicino alla frazione di Sas murtas, ma non sono mai
stati fatti degli scavi per verificarne la notizia.
Va registrato che, seppure sia riconosciuto l'eventuale potenziale valore di
un approfondimento sugli argomenti, precipuamente al fine di determinare con
maggior precisione e dettaglio quali e quante civiltà si siano succedute nel
territorio (e quando), l'interesse degli studiosi e delle Autorità segue
andamenti ondivaghi, talora suggerendo nuove campagne di studio, tal'altra
"insabbiando" operazioni di scavo pronte per partire, non potendosi peraltro
escludere influenze di interessi terrieri, a partire dai lavori per la
realizzazione della superstrada Olbia-Nuoro, ovviamente contrastanti con le
attività archeologiche.
Storia
Primordi
Posada è uno dei centri abitati sardi più antichi in assoluto. La scoperta
(negli anni '70) di una necropoli etrusco-nuragica in pieno attuale abitato,
unitamente al ritrovamento di suppellettili di pari epoche, testimonia la
presenza dell'uomo sin da tempi assai remoti.
Teorie non suffragate da riscontri oggettivi, ma comunque di interesse per
la comunità scientifica (che intanto ne discute), vorrebbero che a Posada
sia sbarcato il primo contingente di Shardana ("popolo del mare")
proveniente dalla Lidia (Asia Minore): ciò è parte della teoria che vorrebbe
appunto che la Sardegna sia stata colonizzata da un popolo del Medio
Oriente, e che suggerisce che tal popolo fosse quello degli Shardana, da cui
avrebbero avuto origine i Tirreni (e poi gli Etruschi), aggiungendo che il
primo sbarco sia avvenuto nell'isola, per poi prolungarsi alla Toscana.
Alcuni reperti di ossidiana (il cui commercio rese la Sardegna
immediatamente potente nel Mediterraneo all'incirca nel IV millennio a.C.)
conforterebbero tali ipotesi.
Di fatto Posada fu poi un centro nuragico ed un centro etrusco, forse anzi
il punto di congiunzione di queste due civiltà, i cui contatti potrebbero
essersi sviluppati nel punto di passaggio di Feronia.
Feronia
Feronia è il nome che nelle prime carte nautiche si reperisce per aree
riferibili a quelle di Posada, e qualche documento altresì indica
l'esistenza di un centro abitato con questo nome. Oggi però, il luogo è
scomparso e solo delle teorizzazioni mirano ad identificarne il sito con
l'area attualmente detta di Santa Caterina.
Feronia, in realtà, è anche il nome di una dea etrusca, il cui culto si
celebrava a Fiano Romano (poco a nord di Roma), ed a Terracina, nel Sud
pontino. Era una dea della fertilità, delle acque, del commercio e di molte
altre importanti competenze, e si è provato a verificare se i toponimi,
presumibilmente estesisi da templi o comunque da centri dedicati alla dea,
potessero riflettere elementi di comunanza fra la nostra e le dette
località.
L'elemento comune principale pare individuarsi nella posizione di passaggio,
con presenza di un foro mercantile, a relativamente poca distanza dall'acqua
(il fiume Tevere per Fiano); in effetti, i tré siti erano importanti mercati
di scambio navale-terrestre, erano tutti tappa intermedia, diciamo
distributiva, per le zone di retroterra, e la dea appunto dava patrocinio
sul commercio, oltre che sulla fertilità dei suoli (dettaglio importante per
la Sardegna, produttrice di grano).
In tema di etimologia toponomastica, si è anche formulata l'ipotesi
latineggiante (coordinata con quella per il toponimo di Oniferi) per la
quale invece il nome verrebbe da qualche forma del verbo "portare" (fero,
fers) seguita da "omnia", a indicare il luogo ove "tutto si porta"
(sottintendendone la connotazione di mercato - riferimento effettivamente
valido anche per Oniferi). Per questa teoria perciò il medesimo nome etrusco
non sarebbe che una coincidenza. Va detto però che questa tesi gode di poco
seguito.
Nemmeno la sopravvenienza dei Romani dovette esser cagione della scomparsa
del sito, poiché le carte nautiche che lo richiamano sono di molto
successive al loro arrivo.
Età Romana
L'arrivo dei Romani risale a data non certa, ma probabilmente non anteriore
al III secolo a.C..
L'arrivo dei Romani segna la creazione (o, assai più probabilmente,
l'ampliamento) del Portus Liquidonis (o Portus Luguidonis) che aveva
ubicazione in località San Giovanni, nella cala a fianco alla torre
aragonese.
È interessante notare che Posada era al tempo un vivace centro di scambio
con i mercati dell'interno, fungendo da tappa intermedia con Olbia; ad Olbia
infatti giungeva il naviglio di grosso tonnellaggio proveniente da Ostia e
dagli altri porti tirrenici, e da Olbia proseguiva con natanti più agili per
il Portus Liquidonis, dove sarebbe stato sbarcato per proseguire via terra
verso il Nuorese lungo le valli che costeggiano il Montalbo. Il percorso
nautico era estremamente periglioso, data la conformazione delle coste,
rocciose, con innumerevoli scogli affioranti e sferzate da un tremendo vento
di Maestrale o di Scirocco; i Romani, pertanto, prevedevano realisticamente,
e conseguentemente già calcolavano, una perdita di un terzo del naviglio
viaggiante fra queste due destinazioni, che in realtà distano fra loro circa
una trentina di miglia nautiche.
Nelle acque del Golfo di Posada, pescatori della metà del Novecento hanno
riferito di numerosi ritrovamenti di opere marmoree e bronzee, statue ed
altri lavori presumbilmente destinati all'arredamento di dimore di
rappresentanti dell'Urbe. Tali reperti, nella non consapevolezza del loro
potenziale valore, venivano semplicemente spostati in zone non navigabili o
verso il mare aperto, essendo la loro esigenza primaria quella di
salvaguardare le reti.
Con i Romani comincia a diffondersi il nuovo nome di "Pausata" (poi
confluito nello spagnolesco attuale), anche nelle varianti "Possata", "Pasatta"
(come attualmente in sardo), "Passata" (latino volgare). Nel nome, il
destino di un luogo di sosta, tappa di viaggio, stazione di cambio cavalli,
nodo di scambio fra trasporto terrestre e marittimo.
Luogo di frontiera, dunque, fra terra e mare, ma anche fra "terre" e
"terre".
Il periodo giudicale
L'età dei Giudicati sardi, che va dal IX secolo al XIV, vide Posada quasi
costantemente in una difficile situazione di terra di confine, al limite
meridionale del Giudicato di Gallura (di cui era una curatoria) ed a quello
superiore del Giudicato di Arborea.
A ciò si devono dunque la costruzione del Castello della Fava (XII secolo),
più tardi definito "multis proeliis clarum", e la fortificazione
dell'abitato con più cinte murarie, delle quali oggi ne sopravvive la più
alta. Conquistato e riperso più e più volte, con alterne occupazioni il
castello fu sede di residenza dei Giudici Galluresi e, dall'altro versante,
della stessa Eleonora d'Arborea, pur non essendo un presidio militarmente
ben difendibile (a paragone di altri castelli al tempo disponibili) e quindi
"sicuro"; su questo punto molti studiosi convengono che potesse realmente
trattarsi di una sorta di residenza turistica ante litteram.
La virulenza della malaria, favorita dalla rilevanza delle superfici a
stagno, causò uno spopolamento del paese intorno al 1345, derivandone sì un
calo della produzione, ma non delle tasse pretese dalla Corona d'Aragona,
tanto che, più per l'oppressione fiscale che per timori sanitari, le zone
furono quasi completamente abbandonate.
Poco dopo Posada fu nuovamente di Arborea, e tale si ristette sino al
definitivo declino dell'indipendenza autoctona.
La Baronia
Caduta nel 1410 Arborea, l'ultimo Giudicato sardo, Posada sarebbe ben presto
stata infeudata dalla Casa di Aragona ai Carroz, conti di Mandas e Terranova
(1431), anche formalmente elevata al rango di Baronia (lo era già, almento
territorialmente, da circa un secolo) ed organizzata come capoluogo di quel
raggruppamento di villaggi che naturalmente vi si sarebbero riferiti: Torpé,
Siniscola, Lodé.
Dopo esser stata teatro del primo sequestro di persona a scopo di estorsione
della storia di Sardegna (1477), la Baronia, ora territorio periferico di un
distante regno non isolano, fu oggetto di intense attività predonesche da
parte dei pirati saraceni (spesso tunisini ed algerini) e di quelli
lanzichenecchi e barbari; parallelamente, un banditismo interno di
grassazione (di cui non di rado erano parte preti sbandati) teneva
costantemente sotto minaccia le popolazioni.
I Baroni che vi si successero non ebbero mai molta cura del feudo, tanto che
nel 1623, a seguito di una delle innumerevoli sanguinose predazioni, il
Consiglio del Real Patrimonio d'Aragona in pratica sequestrò il feudo al
legittimo titolare (Michele Portugues, il quale non vi aveva organizzato
alcun sistema difensivo, cagionandone così la vulnerabilità) e lo costrinse
a procedimenti giudiziari di riscatto che poi lo condussero alla perdita
fallimentare della proprietà e del titolo.
Il banditismo, si diceva, condizionò le attività produttive locali, col
risultato di impoverire le comunità al punto da registrarsi una tristemente
celebre carestia nel 1681; in intuibile conseguenza, il Seicento fu quindi
anche il secolo della peste, che - sovrapponendosi alla "tradizionale"
malaria - decimò la popolazione (Torpé fu addirittura annientata) e rinfoltì
a sua volta le fila delle orde banditesche.
Trascorso il Settecento quasi esclusivamente nella duplice funzione di
pagatrice di tasse e di fornitrice di truppe per eserciti esterni, la
Baronia di Posada sarebbe poi stata l'ultimo feudo ad essere riscattato dai
Savoia, intorno al 1860, l'ultimo ostacolo alla composizione del Regno
d'Italia.
Il Novecento
Il passaggio allo stato nazionale fu vissuto a Posada senza grandi
entusiasmi ed in mancanza di gravi danni. La nuova amministrazione di stampo
piemontese prese piede in luogo della scomposta precedente organizzazione
feudale, imponendo un sistema che da tutta l'isola fu vissuto come esterno e
che anche colà tardò ad essere definitivamente accettato.
Come altrove, anche qui fu soprattutto la trasformazione del sistema delle
proprietà terriere (imposto già dal 1820 col noto "editto delle chiudende")
a creare malcontenti e disordini di lento riassorbimento. Così la necessità
di un riordino catastale (tuttora non compiuto per gli assetti potestativi).
La successione delle modificazioni, la burocratizzazione dello stato, non
ebbero pronto adempimento intorno a Posada, ed anche sotto il regime
fascista vi fu una continuità del solo caos amministrativo.
La progressiva cessione di territori ai nascenti comuni di San Teodoro e di
Budoni ha nel tempo privato Posada di terreni poi rivelatisi strategici
sotto un profilo economico, per l'avveniente fenomeno turistico, sebbene del
resto non potesse gestirli ed anzi non vi mostrasse interesse alcuno. Il
detto disordine catastale ha fatto sì peraltro che il comune di San Teodoro,
oggi non più direttamente confinante, tuttora possieda delle misteriose
quanto inutilizzabili enclaves nelle zone meridionali del comune di Posada.
Va però detto che i paesi di Budoni e San Teodoro, per cultura e variante
linguistica (del sardo), sono a tutti gli effetti terre di Gallura, in poca
comunanza di mentalità con i Baroniesi malgrado l'irrisoria distanza; le
cessioni ai costituendi municipi non fecero dunque che rendere equa ragione
di queste differenze.
Povera più che prima sotto la seconda guerra mondiale, Posada fu
parzialmente bonificata nel dopoguerra nel quadro del piano Marshall, e
successivamente (ma non conseguentemente) si riavviò qualche timido processo
produttivo agricolturale, sebbene le opportunità offerte dal territorio
(particolarmente fertile grazie anche alla sua origine alluvionale) siano
tuttora sottoutilizzate.
Nonostante la realizzazione di uno sbarramento sul Rio Posada (diga di
Maccheronis), Posada ebbe sempre a soffrire gravemente (sino a tempi
recentissimi) di crisi idrica, fattore di rallentamento della produzione
agricola ma anche del pur straripante successo turistico. Pur in assenza di
servizi, e nella consapevolezza dell'impossibilità di fornirne, in tema di
turismo fu ideata la lottizzazione del territorio rivierasco di "Paule 'e
mare" (oggi San Giovanni), oggetto di un rimboschimento a pineta iniziato
negli anni '60 e di una partizione urbanistica (poi non rispettata appieno
in termini di indici) che avrebbe preso corpo durante gli anni '70 del noto
abusivismo edilizio. Il centro, sede di uno storico quanto rinomato
stabilimento balneare della Polizia, superò comunque la fase edificatoria e
sopperì in modi spontanei alla carenza di servizi, ed è oggi un'ottima
destinazione di villeggiatura.
Agli ultimi decenni vanno ascritte le ormai numerose iniziative di recupero
del pregiato centro storico di Posada, tuttora ben rappresentativo
dell'originario borgo medievale.
Fonte: Wikipedia.org.
Disponibile sotto GNU Free Documentation License
|
|