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Siracusa
La città si sviluppa in parte sul promontorio-isola di Ortigia, e in parte sulla terraferma. La conformazione della costa determina l'ampia insenatura del Porto Grande cinta a nord dall'isola e a sud dal promontorio del Plemmirio. Il territorio è interessato dall'attraversamento dei fiumi Ciane e Anapo, che arricchiscono di acqua una zona già ricca. Essi sfociano all'interno del porto grande, favorendo la formazione di zone acquitrinose, storicamente chiamate Pantanelli. I confini della città sono limitati a nord dalla frazione di Belvedere, avamposto panoramico; a sud da Cassibile e Fontane Bianche. Vista l'importanza e la ricchezza di flora e fauna locale, Siracusa è interessata dalla presenza di ben due riserve naturali, la riserva orientata Saline-Ciane e la riserva marina del Plemmirio.

Fondazione di Siracusa
La fondazione di Siracusa viene storicamente fissata nel 734 o 733 a.C. ad opera di un gruppo di Corinzi guidati da Archia, che si insediarono nell’isola di Ortigia, determinando la cacciata della popolazione indigena verso l’entroterra. Tuttavia si hanno tracce di presenza autoctona sin dal IV millennio a.C. con i villaggi preistorici di Stentinello, Ognina, Plemmirio, Matrensa, Cozzo Pantano e Thapsos, che già da allora avevano allacciato rapporti commerciali con il mondo Miceneo.

Siracusa greca
In breve tempo la città cresce sia economicamente che politicamente, grazie anche alle immense risorse naturali e all’importante posizione strategica nel Mediterraneo. Nascono così le prime colonie Akrai (664), Casmene (643) e Camarina (598). Successive lotte di classe determinano la cacciata da Siracusa dei Gamoroi, discendenti dei primi coloni e proprietari terrieri, ad opera dei Killichirioi, classe meno abbiente della città; ma grazie all’intervento di Gelone, tiranno di Gela (485 a.C.), i Gamoroi tornarono in patria e Gelone divenne tiranno di Siracusa, acclamato dal popolo. Gelone consolida il suo potere lasciando il governo di Gela nelle mani del fratello Ierone, trasferendo grandi masse di cittadini da Gela, da Camarina e dalla vicina Megera sino a Siracusa. Sorgono così al di fuori delle mura, i quartieri di Tyche e Neapolis, e avviata una grande opera di monumentalizzazione della città. Nasce così il Teatro Greco ad opera di Damocopos, che attrae anche una vivacissima attività culturale; ne è esempio la presenza di Eschilo, Arione di Metimma, Cinto di Chio che introdusse a Siracusa l’uso di recitazioni omeriche, il poeta Eumelo di Corinto, e persino della grande poetessa Saffo, venuta in esilio da Mitilene. Ad una crescente presenza greca in Sicilia, si affaccia lo scontro con i Cartaginesi, comandati da Amilcare, che a seguito del memorabile scontro a Himera nel 480 a.C. di Gelone alleato con Terone di Agrigento, riportano una grande vittoria che diede gloria e ricchezza al futuro della città; ad onore della schiacciante vittoria viene anche eretto il tempio di Athena in Ortigia, l’odierna cattedrale, e coniata una famosa moneta detta Damarateion.
Dopo Gelone succede il fratello Ierone nel 478, che affronta gli Etruschi nelle acque di Cuma, riportando nel 474 a.C. un’altra storica vittoria per il destino di Siracusa. Anche con Ierone la città si sviluppa, determinando l’attenzione di personalità della cultura come il poeta Simonide, Bacchilide e Pindaro, che esaltano il reggente nelle proprie composizioni.
Alla morte di Ierone succede Trasibulo (467 a.C.), facendo terminare il potere tirannico e istaurando finalmente un regime democratico. Inoltre nasce e si afferma l’oratoria, mentre Corace e Tisia scrivono i loro primi trattati sull’argomento. Viene inventato in questo periodo il mimo, composizione in versi non destinata alla scena, ad opera di Sofrone di Siracusa. Nel campo militare la città continua ad espandersi sia in Sicilia, contro le rivolte dei Siculi, che nel Tirreno, con interventi contro l’isola d’Elba e Corsica. Ma mentre la città è impegnata su vari fronti, le preoccupazioni di Atene determinano scontri nella città Aretusea senza esito, fino allo storico conflitto tra Atene e Siracusa dal 416 al 413 a.C. che terminerà con la rovinosa sconfitta dell’armata ateniese sia per mare che per terra, e con un’innumerevole quantità di prigionieri che perirono all’interno delle latomie della città.
Nel 405 prende il potere Dionisio I, istituendo una pace necessaria con i Cartaginesi che si impadroniranno di Gela e Camarina. E’ il momento di recuperare le forze, così Dionisio trasforma Ortigia in una fortezza, ampliando la flotta navale, riordinando gli arsenali e il porto piccolo “Lakkios”. Ma l’opera più grande che portò avanti fu la costruzione di un’ampia cinta muraria di 22 Km che cingeva tutta la città e che aveva il suo punto di forza nel Castello Eurialo. Dopo il rafforzamento e l’ampliamento sul territorio della Sicilia orientale distruggendo Naxos, Catania e Leontinoi, Siracusa si prepara nel 397 ad affrontare nuovamente i Cartaginesi. Conquista e perde successivamente Mozia, mentre Imilcone sottomette Lipari e Messana, giungendo a Siracusa e sottoponendola ad un duro assedio. Egli riesce anche a penetrare nei sobborghi di Acradina saccheggiando il santuario di Demetra e Kore. Ma grazie al dilagare di una pestilenza la supremazia cartaginese viene preclusa, Dionisio sconfigge Imilcone giungendo nel 392 ad un trattato di pace che gli permette un programma di espansione in Sicilia. Fonda così nuove città: Adrano, Tauromeno e Tindari, conquista Rhegion (Reggio Calabria) e fonda le colonie di Ancona e Adria, mentre a Lissa attacca l’Etruria e la Corsica. Ma Dionisio non è famoso solamente per le sue imprese belliche o le imponenti costruzioni, ma per l’interesse per le lettere, la filosofia e le arti; proprio sotto il regno di Dionisio, Platone torna più volte a Siracusa.
A succedergli fu il figlio Dionisio II, che sotto la tutela dello zio Dione concluse una pace con i Cartaginesi, cercando di attenuare la pressione delle altre città ostili. Ma seguito di un dissidio tra Dionisio II e Dione, questi nel 357, intenzionato a porre fine alla tirannide, si mette a capo di un piccolo esercito e si impadronisce del potere. Ma l’impopolarità delle sue azioni di governo decretano dapprima una rivolta cittadina e poi la sua morte (354 a.C.). Tornato al potere Dionigi II, il successivo intervento di Timoleonte rovescia ancora una volta il potere della città instaurando una democrazia. Indebolita l’influenza di Siracusa per gli incessanti scontri interni di potere ed esterni con le forze nemiche, Timoleonte prova a riconfigurare la mappa della Sicilia. Dopo un importante successo nel 339 sui Cartaginesi presso il fiume Crimiso, svolge un’opera di pacificazione: per quanto dopo la sua morte le lotte tra oligarchie aristocratiche e difensori della democrazia, aprono la strada ad un altro tiranno, Agatocle, che nel 316 si impadronisce della città con un colpo di stato.
Agatocle riprende la guerra contro i Cartaginesi, con alterne sconfitte e vittorie, ma con l’audacia di volerli attaccare per la prima volta in patria, infliggendo grosse perdite. Tuttavia è costretto a siglare un accordo di pace e a spostare i suoi interessi sul suolo italico.
Dopo la sua morte viene invocato l’aiuto di Pirro, re dell’Epiro, che viene in soccorso della città greca per salvarla dalle continue minacce Cartaginesi. Ma si affaccia sulla scena politica Ierone II, che dopo essersi alleato con i Cartaginesi per far fronte alla crescente minaccia dei Romani, stipula infine una pace separata con gli ultimi, determinando un cinquantennio di pace e prosperità. Egli favorisce il riordino legislativo proposto da Diocle, un nuovo ordinamento tributario la “lex Hieronica”, adottata successivamente anche dai Romani in Sicilia. Inoltre vengono apportati significativi interventi urbanistici: l’ampliamento del Teatro Greco e la costruzione di un immenso altare sacrificale, l’Ara di Ierone. Furono anche progettate e costruite diverse macchine belliche, grazie anche al genio inesauribile di Archimede. Il rifiorire delle arti e delle lettere con figure di spicco come Teocrito, fece divenire Siracusa una delle più importanti capitali del mondo antico Alla morte di Ierone II succede il giovane Geronimo che erroneamente muta politica e rompe la pace con i Romani. Questa rottura determina l’assedio Romano posto dal console Marcello nel 214 a.C. alla città. La strenua difesa di Archimede e delle sue invenzioni non salva però la città dal tradimento di pochi cittadini, che nonostante il protrarsi dell’assedio permettono l’espugnazione della città due anni dopo con il conseguente saccheggio e il drammatico epilogo dell’uccisione di Archimede.

Siracusa romana
Inizia così un lungo declino, dietro un arrogante malgoverno e le sistematiche spoliazioni del patrimonio artistico da parte di Verre, Siracusa mantiene solo il titolo di capitale della provincia romana di Sicilia e sede del pretore. Fondamentale porto di scambi commerciali tra Oriente e Occidente, vede la venuta di S. Paolo e S. Marziano (primo vescovo di Siracusa), che soffermandosi in città per operare del proselitismo, radica la religione cristiana, facendo diventare la città il primo avamposto d’occidente. Con l’epoca delle persecuzioni cristiane, sino all’editto di Costantino nel 313 a.C., vengono costruite imponenti catacombe, seconde solo a quelle di Roma. Le successive scorrerie barbare impoveriscono ulteriormente la città, sino al 535 quando entra a far parte con la conquista di Belisario dell’Impero d’Oriente, divenendo dal 663 al 668, residenza dell’Imperatore Costante II, nonché metropoli di tutte le chiese della Sicilia.

Siracusa araba
Dall’827 inizia la conquista araba in Sicilia, dopo l’invasione di Mazara, l’avanzata araba giunge a Siracusa nel 878, determinando un atroce assedio che si risolverà con la caduta e la razzia della città. Ridotta ormai alla sola Ortigia, con gli Arabi Siracusa diviene capoluogo del Val di Noto, cedendo definitivamente a Palermo il ruolo di capoluogo politico-amministrativo della regione. Durante la dominazione, Siracusa conosce probabilmente la conversione del duomo in moschea, e la modificazione urbanistica di alcuni quartieri storici dell’isolotto, con un impianto tipicamente arabo. Tuttavia la città mantiene vivaci scambi commerciali, e una discreta attività artistica da parte di scrittori e artisti arabi che ne decantano la bellezza tra cui il poeta arabo-siracusano Ibn Hamdis.

Siracusa medioevale
Solo nel 1038 il generale Bizantino Maniace riconquista la città, lasciando il segno della sua venuta con la costruzione dell’omonimo castello sulla punta di Ortigia (anche se la sua costruzione è posteriore, di epoca Sveva) e l’invio a Costantinopoli delle reliquie di S. Lucia.
Nel 1086 inizia la dominazione Normanna a Siracusa, divenuto caposaldo della cacciata araba dall’isola. La città diviene una roccaforte militare, grazie alla sua posizione strategica. La politica del re Ruggero I determina inoltre la costruzione di nuovi quartieri nell’isola e il rimaneggiamento della cattedrale, nonché il restauro di diverse chiese, seguendo una politica di rinascita cristiana.
Dopo un breve periodo di dominio Genovese (1205-1220) che favorisce l’incremento del commercio, Siracusa viene conquistata nel 1221 dall’imperatore svevo Federico II. Viene quindi rafforzata la sua posizione di bastione militare, si avvia la costruzione del Castello Maniace, nonché l’edificazione di diversi edifici: il primo impianto di palazzi storici come quello Vescovile e il palazzo Bellomo.
Dopo la morte di Federico II, segue un periodo di agitazioni e anarchia feudale, col passaggio di poteri tra Angioini e Aragonesi e il successivo regno di Federico III. Sorgono svariati palazzi nobiliari con i nomi delle rispettabili famiglie: Abela, Chiaramente, Nava, Montalto. La città riacquista un po’ di lustro con l’istituzione della Camera Reginale (una sorta di stato dentro lo stato) nel 1361 e la presenza della regina Costanza.
Gli avvenimenti successivi determinano un continuo passaggio di poteri e dominazioni, gli spagnoli, gli Asburgo, poi nuovamente gli spagnoli. In questi anni sono da annoverare i lavori di fortificazione e la definizione di città “Piazza d’armi” dal 1678; questa condizione peserà soprattutto sulla popolazione, gravata da pesanti tasse e servitù militari, determinando un ulteriore spopolamento urbano

Siracusa barocca
Il disastroso terremoto del 1693 segnerà la storia urbana di tutta la Val di Noto, poiché proprio in questa fascia comprendente oltre a Siracusa anche le città di Noto, Avola, Ragusa, Modica, fino a Catania, il sisma porterà ovunque morte e distruzione. La città rasa al suolo, inizierà la sua opera di ricostruzione prendendo l’assetto urbanistico ed estetico barocco. Verranno ricostruiti molti palazzi nobiliari, la facciata del Duomo e ridefinita la forma dell’antistante piazza, oltre alla rinascita delle chiese.
Nel 1700 alla morte di Carlo II comincia una guerra di successione che porterà un ulteriore passaggio di poteri dagli spagnoli, ai Savoia, agli Austriaci sino ai Borbone di Napoli che affossano ulteriormente l’economia della città mantenendo una gestione feudale e antimoderna. A questo stato di cose nel 1837 la diffusione del colera e le dicerie sulla sua presunta diffusione, provocano una rivolta antigovernativa, decretando una pesante punizione alla città: lo spostamento del capoluogo a Noto. La perdita di questo privilegio acuisce le tensioni antiborboniche determinando la partecipazione della città ai moti rivoluzionari del 1848.

Siracusa post-unitaria
Solo con l’Unità d’Italia Siracusa riacquisterà il proprio ruolo di capoluogo nel 1865. Il nuovo ruolo assunto dalla città favorisce una progressiva spinta urbanistica con drastici interventi di modificazione del suo assetto. Dal 1870 vengono abbattute le mura che cingono interamente la città e costruito il ponte che collega l’isola alla terraferma, mentre l’anno successivo viene istallata la ferrovia, con una spinta positiva sui collegamenti, ma drasticamente negativa sull’impatto della futura espansione, a causa cinta che manterrà sino a tutt’oggi una netta divisione della città. Nasce nel 1872 l’attuale piazza Archimede, a seguito di un intervento di sventramento, cui seguiranno altri, come quello del quartiere storico di Ortigia, la Sperduta e il taglio della via del Littorio oggi Corso Matteotti in epoca fascista.

Siracusa odierna
Nel dopoguerra la città conosce un rapido processo di industrializzazione nell’area nord, con l’apertura di stabilimenti chimici e petroliferi. La città aumenta di popolazione, trovando un inatteso sviluppo economico, espandendosi in maniera disordinata a causa delle molteplici speculazioni edilizie. Gli ultimi interventi sulla città riguardano le incoerenti scelte del nuovo Museo Archeologico Paolo Orsi e l’erezione del Santuario della Madonna delle Lacrime, con un impatto estetico e urbanistico piuttosto discutibile.
Dopo il progressivo abbandono del centro storico, avvenuto sin dagli anni ’90, è cominciata un’opera di recupero e restauro dell’isola. Di fondamentale importanza il progetto Urban di riqualificazione urbana, il progressivo smantellamento della vecchia cinta ferroviaria e il tentativo di rilancio e conversione dell’economia, dall’industria chimica a quella turistica.

Cultura
Città storicamente legata alla cultura e alle arti, patria di poeti e scrittori greci, meta di pellegrinaggi: Platone, Cicerone, Caravaggio, Von Platen, Maupassant, Gide, Wilde. Affascinati dalla storia e dai miti. Ad oggi si rivivono i fasti del teatro grazie alle rappresentazioni classiche organizzate ogni anno dall'INDA Istituto del Dramma Antico, mentre la recente manifestazione OrtigiaFestival raccoglie i nomi e le rappresentazioni teatrali moderne. Il Museo Archeologico Regionale raccoglie le antiche testimonianze della grandezza di Siracusa, senza dover tralasciare una visita presso l'area archeologica con il Teatro Greco, l'Orecchio di Dionisio, il castello Eurialo, l'anfiteatro romano. Il Museo Bellomo raccoglie le opere d'arte delle maestranze locali, nonché il Seppellimento di S. Lucia del Caravaggio. Da qualche anno è attivo il Museo dell'INDA, in cui vengono predisposte esposizioni temporanee dedicate alla storia delle rappresentazioni classiche.

Feste e ricorrenze
- Prima domenica di Maggio, S. Lucia delle quaglie. Festività che prende il nome da un evento storico, la fine di una carestia attorno al 1600, con l'ingresso delle quaglie dal porto di Siracusa. Durante la festa vengono liberate delle quaglie, a ricordo dell'evento.
- 13 dicembre festa e processione di S. Lucia: la processione si effettua dal Duomo sino alla chiesa di S. Lucia fuori le mura. Il simulacro rimane esposto ai fedeli per otto giorni, dove successivamente viene rifatta una processione che riporta il simulacro al Duomo.


Fonte: Wikipedia.org