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Valencia
Valencia, è la terza città della Spagna per numero di abitanti, dopo
Madrid e
Barcellona. È il
capoluogo della Comunità Valenciana
o Paese Valenciano, ed è un importante porto sul Mar Mediterraneo. La
popolazione della città è di 790.754 abitanti (2005); l'area metropolitana
ha 1.664.560 abitanti in 1.407 km², con una densità di 1.182 ab./km².
I Romani, che fondarono la città nel II secolo a.C., la chiamarono Valentia
Edetanorum, che significa "città forte degli Edetani", una tribù iberica
insediata nella zona.
Sotto i Mori fu nota come Balansiya. Tramite cambiamenti di suono regolari è
diventata quindi Valencia.
Attualmente viene ufficialmente riconosciuta la denominazione bilingue
València\Valencia, che vale anche per la provincia omonima. Colloquialmente
in valenciano la città è chiamata anche Cap i Casal, ossia capitale.
Clima
Valencia gode di un clima mediterraneo mite e umido. La temperatura media
annuale è di 17,8 °C, con valori che oscillano dagli 11,5 °C di gennaio ai
25,5 °C di agosto. Le precipitazioni, con una media di 454 mm all'anno, si
concentrano nella stagione autunnale, dove di solito sono molto intense.
Cultura
Valencia è famosa per Las Fallas,
una festa popolare che si celebra in onore a San Giuseppe in marzo, per la
paella valenciana e per la nuova Città delle arti e delle scienze.
Lingue
Nella città sono ufficiali due lingue, il castigliano (o spagnolo) e il
valenciano, lingua altramente detta catalano nella Catalogna, Andorra, Isole
Baleari e la città del Alghero in Sardegna. A causa della pressione politica
e demografica del passato, la prima é predominante, al contrario delle zone
circostanti l'area metropolitana della provincia di Valencia. Nonostante
ciò, il governo locale cerca di incoraggiare l'uso della lingua locale. Ad
esempio, tutti i cartelli nella metropolitana (gestito dalla Ferrocarrils de
la Generalitat Valenciana) sono scritti in valenciano, con la traduzione in
spagnolo scritta a lato. Esiste anche un canale televisivo che trasmette
unicamente in valenciano.
Gastronomia
Il piatto più noto della cucina valenciana è la paella. Si tratta di una
preparazione a base di riso, zafferano e olio d'oliva, che prende il nome
dal recipiente di metallo in cui viene cotta, detto in valenciano paella.
Questo piatto, che internazionalmente viene associato alla cucina spagnola,
è originario proprio di Valencia, e si è diffuso nel resto della Spagna solo
a partire dalla fine del XIX secolo. Ne esistono ormai numerose varianti, ma
la ricetta tradizionale, che ha preso il nome di "paella alla valenciana", è
condita con carne (pollo e coniglio) e verdure (pomodoro, fagiolini).
Un'altra specialità tipica di Valencia è l'horchata, una bevanda
rinfrescante preparata con acqua, zucchero e chufa, un tubercolo di una
pianta, il Cyperus esculentus, diffusa nella piana di Valencia.
Tradizionalmente si consuma come spuntino assieme a un paio di fartons,
biscotti tipici di forma allungata. Viene servita nella maggior parte dei
bar, nei chioschi ambulanti, nonchè in locali dedicati detti appunto
horchaterías: l'originale e migliore horchata è possibile degustarla in una
delle numerosissime horchaterie di Alboraya, un piccola cittàdina adiacente
a Valencia.
Esiste anche l'Agua de Valencia, che letteralmente significa "acqua di
Valencia", ma in realtà è un cocktail a base di succo d'arancia, cava (lo
spumante spagnolo) e vodka.
Storia
L'antichità
Valentia Edetanorum venne fondata dai Romani nel 138 a.C., sotto il console
Decimo Giunio Bruto, lungo la riva destra del fiume Turia, sul luogo di un
antico insediamento iberico. Nel 75 a.C. la città fu distrutta nel corso
della guerra tra Pompeo e Sertorio, e il sito abbandonato per almeno
cinquant'anni. A metà del I secolo d.C. la città rifiorì, con l'arrivo di
nuovi abitanti dalle zone vicine, l'ampliamento urbano e la costruzione di
grandi opere pubbliche.
Con la crisi dell'Impero romano nel III secolo per Valencia iniziò un lungo
periodo di decadenza. Il numero degli abitanti diminuì, interi quartieri si
spopolarono, le infrastrutture pubbliche caddero in abbandono. A quel
periodo si può far risalire la prima comunità cristiana a Valencia, che ebbe
in San Vincenzo martire, ucciso nel 304, la sua prima figura di riferimento.
Fu proprio la Chiesa, nei secoli successivi, a riempire il vuoto di potere
lasciato dall'impero, prendendo in mano l'amministrazione della città e
dando impulso ad un parziale recupero urbano con la costruzione di templi
cristiani sui ruderi di quelli romani.
I Visigoti
All'inizio del V secolo cominciarono le invasioni dei Visigoti nella
penisola iberica, che dominarono fino al 711, quando furono cacciati dagli
Arabi. Nel periodo visigoto Valencia assunse importanza dal 554 al 625,
quando, grazie alla sua posizione strategica, fu sede di contingenti
militari e fortificazioni contro le truppe dell'Impero Romano d'Oriente.
Gli Arabi
Nel 711 il regno dei Visigoti venne schiacciato dall'invasione araba e
berbera. Valencia, ovvero Balansiya (la denominazione in uso presso i
musulmani) progressivamente assorbì gli usi, la lingua, la cultura e la
religione dei suoi nuovi abitanti. Anche l'assetto urbanistico cambiò: fu
costruito il palazzo della Rusàfa (che, riprendendo il nome d'una residenza
califfale a Damasco, diede il nome a uno dei quartieri della città), venne
creata una prima cerniera di coltivazioni al di fuori della città (in
corrispondenza dell'attuale barrio del Carmen) e l'antica sede episcopale
visigota fu convertita nella piazza della residenza del governatore ( wālī
), nominato dal califfo di Cordova nel periodo del califfato di Cordova.
Valencia tornò in auge dopo la caduta degli Omayyadi di Cordova nel 1010,
con la creazione di una propria taifa o regno indipendente che si organizzò
grazie a due liberti di Almanzor (al-Mansūr Ibn Abī ‘Āmir), il grande
Reggente dell'ultimo periodo califfale. Dopo la morte del primo, Mubārak, il
secondo (Muzaffar) fu cacciato dalla popolazione che chiamò alla guida del
regno valenciano Labīb, anch'egli un affrancato di origine slava che si pose
sotto la protezione del conte di Barcellona. Nel corso delle agitate vicende
che contrassegnarono per i musulmani la seconda metà dell'XI secolo,
Valencia dovette difendersi dal sovrano Ferdinando I di Castiglia e León,
alleato per l'occasione al sovrano musulmano di Toledo, al-Ma'mūn ibn Dhū
l-Nūn che riuscì però a detronizzare il giovane sovrano valenciano ‘Abd
al-Malik ibn ‘Abd al-‘Azīz, detto al-Muzaffar (il Trionfatore). Dopo un
periodo in cui Valencia fu governata dai signori musulmani di Toledo, la
città cadde sotto il controllo del re di Castiglia Alfonso VI nel 1085. La
città in tutto questo periodo si ampliò e fu necessario costruire una nuova
cinta muraria. Nel 1094 Rodrigo Díaz de Vivar, detto El Cid, conquistò
Valencia ( la sua vittoria venne immortalata nella Canzone del Cid ), ma la
città ritornò ancora una volta sotto controllo musulmano quando, nel 1102,
l'arrivo dei berberi Almoravidi dal Nordafrica mutò ancora gli equilibri
istituzionali del regno, con la conquista di Valencia, abbandonata dalla
vedova del Cid Campeadór, Chimena, dopo essere stata data alle fiamme. Fino
a metà del XII secolo Valencia fu retta da governatori almoravidi e, dopo un
breve periodo in cui la città recuperò una sua autonomia legando la sua
sorte a quella della Murcia, Valencia si pose per 4 anni sotto la sovranità
di Ibn Mardanīsh prima di ribellarsi a lui. Con l'arrivo dal Nordafrica dei
soldati berberi musulmani degli Almohadi verso il 1172, Valencia perse di
nuovo la sua indipendenza fino al 28 Settembre 1238 allorché la città cadde
definitivamente nelle mani del re aragonese Giacomo I d'Aragona entrando
definitivamente a far parte dei suoi domini.
Il Regno di Valencia
Re Giacomo I di Aragona conquistò la città nel 1238 e la incorporò
nell'appena costituito Regno di Valencia, uno dei regni che formavano la
Corona di Aragona. Dopo cinque secoli finiva così la dominazione araba, e
gli abitanti musulmani furono presto espulsi dalla città. Il Re promulgò
nuove leggi per la città, note come els Furs, che in seguito vennero estese
a tutto il regno.
Dopo, nel secolo XIV/XV, il re diede alla città una nuova bandiera: quattro
sottili bande rosse orizzontali su campo giallo con a sinistra una ornata
banda verticale azzurra. Il drappo rappresentava l'Aragona (la cui bandiera
era formata da quattro strisce rosse verticali su campo giallo) che
raggiungeva il mare. La punta dell'asta della bandiera era decorata con un
pipistrello (rat penat), simbolo del regno, che sarebbe poi stato aggiunto,
a partire dal XVI secolo, allo stemma della città.
Il secolo XIV fu abbastanza travagliato per Valencia. La peste nera del 1348
e le successive epidemie ne dimezzarono la popolazione. Venne costruita una
nuova cinta muraria per difendersi dagli attacchi dei castigliani, che
vennero respinti per due volte, nel 1363 e nel 1364. Come riconoscimento, il
re concesse alla città il titolo di dos veces leal ("due volte leale"),
rappresentato dalla due L che tuttora campeggiano nello stemma cittadino.
Nel 1391, in seguito ad un tumulto popolare, gli ebrei che vivevano in città
furono cacciati o costretti a convertirsi forzatamente al cristianesimo.
Il secolo d'oro
A un periodo così negativo seguì uno straordinario rinascimento economico e
culturale, al punto che il XV secolo è chiamato "il secolo d'oro valenciano".
Grazie al suo porto sul Mediterraneo, Valencia divenne uno dei principali
centri commerciali d'Europa. Già dal 1283 era attivo il Consolat de Mar,
istituzione mercantile che regolava il commercio marittimo. Nel 1408 venne
creata anche la Taula de Canvis i Deposits, una banca municipale destinata a
finanziare le attività mercantili. Furono i banchieri valenciani a prestare
denaro a Isabella I di Castiglia per il viaggio di Cristoforo Colombo del
1492. La Lonja de la Seda, la Borsa della Seta, edificio gotico destinato
alle contrattazioni mercantili, venne costruita alla fine del secolo; il
monumento, simbolo del potere e del prestigio di Valencia in quell'epoca, è
stato inserito dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità.
Lo sviluppo economico favorì le arti e la cultura. A Valencia si trovava la
prima pressa da stampa della penisola iberica; nel 1478 venne stampata la
prima Bibbia in una lingua neolatina, attribuita a Bonifaci Ferrer. Lo
scrittore Joanot Martorell, autore di Tirant lo Blanch, ed il poeta Ausias
March furono famosi valenciani dell'epoca. La città si arricchì di
monumenti: oltre alla Lonja, risalgono a quel periodo il Micalet (il
campanile della cattedrale) e le Torres dels Serrans.
L'età moderna
Ironia della sorte, la spedizione di Colombo finanziata dai capitali
valenciani determinò la fine del periodo d'oro della città. Con la scoperta
dell'America l'asse del commercio mondiale si spostò dal Mediterraneo
all'Oceano Atlantico. Valencia rimase fuori dalle principali rotte
internazionali, e l'attività mercantile si contrasse notevolmente.
La città perse di importanza economica e culturale. Nei due secoli seguenti
passò vicende storiche analoghe a quelle di altre città spagnole:
l'Inquisizione, la Controriforma, il processo di castiglianizzazione,
l'espulsione degli ultimi ebrei e arabi, le crescenti proteste popolari
contro la monarchia e la nobiltà.
Durante la guerra di successione spagnola, Valencia si schierò con Carlo
d'Austria. Dopo la vittoria dei Borboni nella battaglia di Almansa il 25
aprile 1707, la città perse i privilegi (els Furs) concessi quattro secoli
prima da Giacomo I d'Aragona e dovette accettare le leggi e gli usi della
Castiglia.
Nel XVIII secolo ci fu una ripresa economica legata alle attività
manifatturiere, in particolare l'industria tessile della seta che, secondo
fonti dell'epoca, dava lavoro (anche grazie all'indotto) a più di 25.000
persone. Il porto rimaneva però in disuso, al punto che le sete prodotte a
Valencia venivano trasportate via terra fino a Cadice, dove poi venivano
imbarcate ed esportate nel resto del mondo.
Dopo lo sconvolgimento della Rivoluzione Francese, e l'insurrezione popolare
di Madrid del 2 maggio 1808, anche i valenciani preserono le armi e si
sollevarono il 23 maggio 1808. Resistettero per due volte agli assalti delle
truppe di Napoleone, ma al terzo attacco, il 9 gennaio 1812, i francesi
riuscirono ad entrare in città. Se ne andarono un anno dopo.
Il re Fernando VII rientrò in Spagna nel 1814 proprio da Valencia, e
ripristinò la monarchia assoluta. Seguì un periodo di forti conflitti tra
opposte fazioni in tutta la Spagna. A Valencia il rappresentante del re
venne incarcerato e giustiziato nel 1820 all'inizio del cosidetto "triennio
liberale", a cui seguì dal 1823 al 1833 un decennio di restaurazione e
repressione.
La morte di Fernando VIII nel 1833 pose fine alla monarchia assoluta. Si
aprì così un'epoca di grandi cambiamenti per tutta la Spagna, quindi anche a
Valencia, con la riforma delle cariche pubbliche e dell'amministrazione
statale e locale. Grazie anche all'economia fiorente, la popolazione
raddoppiò e la città si espanse, incorporando i paesi della periferia.
Vennero realizzate importanti infrastrutture, tra cui la rete dell'acqua
potabile nel 1850 e della corrente elettrica nel 1882. Nel 1865 vennero
abbattute le antiche mura cittadine, e cominciò l'urbanizzazione delle zone
a ovest e a sud del centro storico. Fu creato il quartiere modernista dell'Ensanche
o Eixample. Nella seconda metà del secolo nacque un movimento di riscoperta
della lingua e delle tradizioni valenciane, detto Reinaxança.
Il XX secolo
Il boom edilizio continuò nei primi decenni del secolo successivo. Vennero
costruiti il mercato centrale e il mercato Colon; nel 1921 venne terminata
la stazione ferroviaria detta Estación del Norte. L'economia fiorente si
basava principalmente sull'agricoltura (soprattutto agrumi, esportati in
tutto il mondo), sulla metallurgia e sull'industria di lavorazione del
legno.
Nel novembre 1936, dopo la caduta di Madrid nella guerra civile spagnola, la
capitale della Repubblica venne spostata a Valencia. La città soffrì per
oltre due anni il blocco e l'assedio delle forze di Francisco Franco, che
entrarono in città il 30 marzo 1939. Il periodo postbellico fu duro per i
valenciani, a cui il regime tolse anche la libertà linguistica: parlare o
insegnare il valenciano era proibito, usare tale lingua era un reato penale.
Il 14 ottobre 1957 il fiume Turia straripò, uccidendo molti valenciani in
quella che viene considerata la peggiore alluvione della storia della città.
In seguito il fiume venne deviato lungo un corso alternativo, lontano dalla
città; il vecchio letto asciutto venne convertito in un parco, il Jardin del
Turia, che attraversa la città e ne è una delle principali attrattive.
Dopo la morte di Franco nel 1975 e l'approvazione della Costituzione
spagnola nel 1978, venne riconosciuta alla Comunità Valenciana, di cui
Valencia è capoluogo, lo statuto di autonomia.
Tra la fine del XX secolo e l'inizio del XI secolo a Valencia sono stati
realizzati numerosi progetti architettonici e urbanistici, che hanno
trasformato ulteriormente la città. Il più imponente è la Città delle Arti e
delle Scienze, un nuovo quartiere a sud ovest del centro progettato
dall'architetto valenciano Santiago Calatrava.
Link
http://www.turisvalencia.es
http://www.cac.es
http://www.levante-emv.com
http://www.metrovalencia.com
http://www.emtvalencia.es
http://www.fallas.com
http://www.valencia-cityguide.com
Fonte: Wikipedia.org.
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