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Sacra Sindone
La Sacra Sindone è il lenzuolo di lino che, secondo la tradizione, ha
avvolto il corpo di Gesù Cristo e ne reca impressa l'immagine. È custodita
nel Duomo di Torino, dove viene esposta al pubblico in rare occasioni
chiamate ostensioni; le ultime sono state nel 1978, nel 1998 e nel 2000.
L'uomo la cui immagine è visibile sul lenzuolo, detto Uomo della Sindone,
appare essere stato flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi e
trapassato da una lancia al costato. Tutto questo corrisponde perfettamente
al racconto della Passione di Gesù secondo i Vangeli.
Secondo studi eseguiti da diversi autori (G. Fanti, J. Jackson, F. Lattarulo,
E. Marinelli, O. Scheuermann, e altri), il lenzuolo avrebbe realmente
avvolto il cadavere di cui riporta l'immagine. La scienza non può stabilire
in maniera definitiva che si sia veramente trattato di Gesù Cristo, ma
alcuni studiosi hanno calcolato che è estremamente improbabile che un'altra
persona sia stata crocifissa esattamente con le stesse modalità; mentre se
si tratta di un falso preparato ad arte, i falsari dovevano avere conoscenze
scientifiche e anatomiche straordinarie, del tutto inspiegabili nell'epoca
in cui dovettero agire, se si considera che a tutt'oggi non si è potuto
stabilire come l'immagine si sia impressa sul lenzuolo.
Storia
La storia documentata della Sindone inizia nel 1353 circa, quando a Lirey in
Francia il cavaliere Goffredo di Charny dichiara di essere in possesso del
lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù. Fin dall'inizio la sua autenticità è
stata messa in discussione: la Chiesa cattolica ne ha infine autorizzato il
culto, ma non ha preso una posizione ufficiale.
È stato ipotizzato che essa sia il Mandylion che si conservava almeno dal VI
secolo dapprima ad Edessa e poi a Costantinopoli, da dove scomparve nel 1204
durante la quarta Crociata. È plausibile, in questo caso, che essa sia stata
trafugata da un crociato francese, il quale l'avrebbe portata con sé in
patria; ma è stato anche suggerito che sia stata presa e custodita come
reliquia dai Templari fino allo scioglimento del loro ordine nel 1312.
Nel 1453 Margherita, discendente di Goffredo, vende la Sindone ai duchi di
Savoia che la conservano a Chambéry, dove nel 1532 sopravvive ad un incendio
che ne brucia alcuni frammenti. Va detto che alcuni contestano questo fatto,
sostenendo che il lenzuolo andò distrutto e ne fu fatta una copia; ma questo
sospetto fu avanzato anche all'epoca, e una inchiesta ufficiale certificò
sulla base di numerose testimonianze giurate che si trattava del lenzuolo
originale.
Nel 1578 la Sindone viene portata a Torino, dove nel frattempo i Savoia
hanno trasferito la loro capitale, e dove da allora è sempre rimasta salvo
brevi intervalli. Nel 1898 viene fotografata per la prima volta: in quell'occasione
si scopre che l'immagine impressa sul lenzuolo è un negativo, cosa che
riaccende il dibattito sulla sua autenticità. Nel 1983 Umberto II di Savoia,
ultimo Re d'Italia, morendo la lascia in eredità al Papa, che ne ha delegato
la custodia all'Arcivescovo di Torino.
Caratteristiche generali
Dal 1898, quando la prima fotografia ha dimostrato che l'immagine della
Sindone è un negativo, la scienza si è interessata al lenzuolo e numerose
discipline scientifiche hanno effettuato numerosi esami sulla stessa.
Archeologia, Storia, Palinologia (con lo scienziato svizzero Max Frei),
varie scienze legate al settore tessile e altre ancora hanno dimostrato che
il lenzuolo risale al primo secolo dopo Cristo: l'unica nota discordante
viene dall'esame col metodo del Carbonio 14, il quale ha datato il lenzuolo
ad un periodo che si può far risalire tra il 1295 e il 1360 e cioè in epoca
medievale. Tuttavia tale esame è stato contestato sia per la metodologia
applicata dai tre laboratori incaricati di questo esame sia per le varie
vicissitudini che la Sindone stessa ha affrontato nei secoli, il più grave
fra tutti l'incendio che interessò la Sainte-Chapelle di Chambery ove la
Sindone era conservata e che avrebbe potuto modificare le quantità di
carbonio 14 nel lino e quindi rendere imprecisa la datazione. È da ricordare
che lo stesso Willard Libby aveva rifiutato di sottoporre la Sindone al
metodo da lui scoperto perché il metodo stesso presuppone che il reperto non
sia stato inquinato da fattori esterni, perciò riconosceva il rischio di una
datazione errata.
Il termine "sindone" deriva dal greco sindon che si usava anticamente per
indicare un lenzuolo o un pezzo di stoffa per un uso specifico. Nella
Sindone si possono notare le seguenti caratteristiche generali, non
facilmente comprensibili al primo sguardo:
- l'immagine corporea di un uomo che appare avvolto nel lenzuolo dopo la
flagellazione e la morte per crocifissione;
- le tracce di sangue che corrispondono alle ferite dell'uomo che fu avvolto
nel lenzuolo;
- alcune macchie dovute ad acqua;
- le bruciature causate dall'incendio di Chambéry (Francia) che nel 1532
danneggiò gravemente il lenzuolo;
- le tracce lasciate da altri incendi o incidenti precedenti quello del
1532;
- altri fori causati dagli incendi o incidenti che in alcuni punti hanno
completamente carbonizzato il lenzuolo.
La Sindone è un lenzuolo rettangolare robusto e consistente, di lino, di
colore giallino. Le tradizionali dimensioni erano riportate come 436 cm di
lunghezza e 110 cm di larghezza fino a tempi recenti. Dal 1998 nelle
pubblicazioni ufficiali le dimensioni erano date come 437 per 111 cm. Lo
spessore del tessuto è di circa 34 centesimi di millimetro, ma rimane
morbido al tatto e pieghevole. L'immagine corporea, di colore giallino,
tende ad essere sempre meno contrastata rispetto ad uno sfondo che,
invecchiando, tende ad assumere lo stesso colore. La manifattura della
Sindone è rudimentale ed il lino usato per la fabbricazione fu filato a
mano. Ogni filo di tessuto è composto da 70-120 fibrille e presenta un
diametro di un quarto di millimetro assai variabile da filo a filo;
l'irregolarità del filo fa pensare ad una manifattura alquanto rudimentale.
Ogni fibrilla ha un diametro di circa 0,015 mm. La torcitura "Z", in senso
orario, è opposta a quella "S" più comune nei tessuti confezionati
nell'antico Egitto. Questo elemento fa pensare ad un'origine
siro-palestinese: lini con torcitura "Z" sono stati infatti rinvenuti a
Palmyra (Siria), Al-Tar (Iraq) e nel deserto della Giudea.
L'intreccio del tessuto, anch'esso irregolare, fu verosimilmente realizzato
su un telaio manuale rudimentale: sono presenti, infatti, salti di battuta
ed errori. La tessitura è in diagonale del tipo tre-a-uno, ottenuta facendo
passare il filo trasversale della trama alternativamente sopra tre e sotto
un filo longitudinale dell'ordito. Ciò contribuisce a garantirne la
robustezza. La spigatura, che dà alla stoffa il caratteristico aspetto "a
spina di pesce", forma "strisce" larghe circa 11 mm.
La notte di Santa Barbara, fra il 3 e il 4 dicembre 1532, un incendio
devastò la Sainte-Chapelle del castello di Chambéry dove era conservata la
Sindone, ripiegata in un reliquiario rivestito d'argento in modo da formare,
secondo la ricostruzione del fotografo Aldo Guerreschi e del sindonologo
Michele Salcito, 32 strati di stoffa.
L'ambiente in cui si trovò la Sindone durante l'incendio verosimilmente fu
particolare per quanto riguarda possibili interazioni fra la struttura
molecolare del lino ed il carbonio presente nell'aria circostante; gli ioni
d'argento della teca parzialmente fusa e/o la presenza di acqua di
spegnimento dell'incendio, inoltre, possono avere agito da catalizzatori per
reazioni chimiche che potrebbero avere prodotto un arricchimento di carbonio
nella struttura del lino: questo processo può essere responsabile di un
effetto sistematico non trascurabile durante la datazione radiocarbonica
della Sindone effettuata nel 1988.
L'uomo della Sindone
Indubbiamente la parte più interessante della Sindone riguarda le due tenui
sembianze di un corpo umano, a grandezza naturale, che si prolungano testa
contro testa, una di fronte e l'altra di schiena, separate da uno spazio che
non reca tracce corporee. Questa immagine, a differenza di qualsiasi altra,
è più comprensibile nel negativo fotografico.
Da quanto appare osservando l'immagine, il corpo raffigurato è quello di un
maschio sulla trentina con la barba e i capelli lunghi; è un uomo ben
costruito e muscoloso e sembra essere stato abituato ai lavori manuali. Il
cadavere che fu disteso su metà lenzuolo lasciò due impronte, una dorsale ed
una frontale. Il lenzuolo, infatti, fu fatto passare al di sopra del capo e
fu adagiato sul corpo fino all'altezza dei piedi.
L'immagine frontale presenta una lunghezza di 195 cm, mentre quella dorsale
di 202 cm. Mediante analisi antropometrica computerizzata è stata verificata
la compatibilità anatomica delle due immagini, frontale e dorsale, e la
somiglianza delle caratteristiche dell'Uomo della Sindone a quelle dei
semiti: risulterebbe un'altezza effettiva dell'Uomo della Sindone di 174+2
cm.
L'Uomo della Sindone presenta molteplici traumi: tumefazioni sulla fronte,
sulle arcate sopracciliari, sugli zigomi, sulle guance e sul naso; quest'ultimo
presenta escoriazione dell'estremità. Nel complesso, però, il volto ha un
aspetto composto e sereno.
Le spalle sembrano sollevate; è evidente un'ampia ecchimosi a livello della
scapola sinistra ed una ferita sulla spalla destra che si possono attribuire
al trasporto del patibulum, la trave orizzontale della croce. Le ginocchia,
soprattutto quella sinistra, sono escoriate a causa delle violente cadute.
La testa appare chinata in avanti e fermata in tale posizione dal rigor
mortis (rigidità cadaverica): infatti il collo non ha lasciato traccia
sull'impronta frontale, mentre è chiaramente visibile nell'immagine dorsale.
La nuca non mostra alcuna traccia di appoggio e ciò conferma la posizione in
avanti del capo dovuta alla sola rigidità cadaverica.
Sono ben visibili gli avambracci e le mani incrociate sul pube, la sinistra
sopra la destra. Le dita delle mani appaiono allungate; è evidente la
mancanza dei pollici dovuta verosimilmente alla lesione del nervo mediano,
provocata dall'infissione dei chiodi nei polsi.
L'impronta lasciata dal piede sinistro è meno evidente di quella del piede
destro, dove si nota chiaramente la forma del calcagno e delle dita. Risulta
completa l'impronta del polpaccio destro, mentre il sinistro è meno netto
perché, come il calcagno, è sollevato: si può quindi dedurre che il
sopraggiungere della rigidità cadaverica abbia lasciato in flessione la
gamba sinistra, che quindi appare più corta. L'immagine del polpaccio destro
presenta una certa distorsione causata dall'avvolgimento del lenzuolo. Il
piede destro appoggiava contro il legno della croce, mentre il sinistro era
sopra il collo del destro; verosimilmente entrambi furono inchiodati insieme
in quella posizione.
In corrispondenza del volto si notano anche i segni lasciati da barba e
capelli e questo fatto complica ulteriormente la spiegazione della
formazione dell'immagine corporea perché essi sono più difficili da
riprodurre con tecniche sperimentali: la loro sofficità, infatti, rende
difficile l'impressione nel lino. Forse lo studio approfondito delle
caratteristiche dell'immagine dei capelli, che a differenza delle altre
parti del corpo sembrano trapassare l'intero lenzuolo in corrispondenza
dell'immagine frontale, saranno la chiave di interpretazione del meccanismo
di formazione dell'immagine corporea. La barba sembra parzialmente strappata
ed i capelli cadono sui lati del volto; la massa di capelli di sinistra è
più marcata.
Caratteristiche dell'immagine
Come sarà discusso più in dettaglio nel seguito, l'immagine non è stata
prodotta con mezzi artificiali: non è un dipinto, una stampa o una
fotografia e non è il risultato di una strinatura prodotta con un
bassorilievo riscaldato. Anche se non è ancora noto il meccanismo
fisico-chimico all'origine dell'impronta, si può ipotizzare un meccanismo
come un lampo di radiazione che si attenua velocemente con la distanza fra
corpo e lenzuolo.
Fra le caratteristiche più importanti, l'immagine corporea interessa solo le
fibrille più superficiali del lino, è dettagliata, tridimensionale,
termicamente e chimicamente stabile ed è di un colore giallino che
differisce da quello della stoffa di fondo solo per la maggiore intensità.
L'immagine corporea assorbe la luce ultravioletta, ma non evidenzia alcun
tipo di fluorescenza e ciò è contro l'ipotesi di un'origine per strinatura.
È da notare che l'immagine corporea è dotata di particolari caratteristiche,
tuttora non completamente spiegabili; per esempio si nota che i lineamenti,
soprattutto quelli del volto, non corrispondono a quelli che si otterrebbero
dall'impronta di un lenzuolo avvolto attorno al capo e al corpo di un uomo.
L'immagine umana è stata "impressa" su un lenzuolo già macchiato di sangue.
Tutte le tracce rosse sono ematiche e corrispondono alla corretta posizione
sul corpo delle numerose ferite, considerando un drappeggio della stoffa
avvolgente l'intero corpo.
Mentre l'immagine è simile ad un "negativo" fotografico, le macchie di
sangue sono in "positivo". Esse si sono formate per contatto diretto con
l'uomo avvolto nel lenzuolo ed attorno ad esse in luce ultravioletta si
possono notare i relativi aloni di siero. Queste macchie di sangue e di
siero sono estremamente difficili da riprodurre con mezzi artificiali perché
è sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito e ridiscioltosi per
fibrinolisi a contatto con la stoffa umida. Si tratta di sangue umano
maschile molto antico, del gruppo AB positivo, presente nel 5% della
popolazione mondiale, ma la percentuale si alza fino al 15% presso le
popolazioni medioorientali.
Sulla Sindone sono presenti i coaguli di circa 120 lesioni lacero-contuse
distribuite lungo il corpo che possono essere state causate dal flagrum, il
flagello romano. In corrispondenza del cuoio capelluto si notano numerose
impronte puntiformi e tondeggianti che sono correlabili a ferite da punta
provocate da una corona di spine. Da tali ferite si dipartono diverse
colature di sangue.
Fonte: Wikipedia.org
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