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Panarea
Panarea, con i suoi 3,4 chilometri quadrati di territorio, è la più piccola
isola delle Eolie. La sua formazione avvenne moltissimo tempo fa a causa di una
violenta eruzione vulcanica sottomarina, poi il tempo e l'azione del mare
cominciarono a delinearne le bellissime e particolari coste. Grazie ad alcune
baie di suggestiva bellezza, l'isola è una delle più esclusive e alla moda della
sua zona, vari personaggi famosi, infatti, non rinunciano a passarvi emozionanti
e rilassanti vacanze. La zona abitata è divisa in tre comuni: San Pietro, Ditella e Drauto, concentrati in questi luoghi, troviamo negozi di gran gusto e
una ricca scelta culinaria che attira numerosi turisti.
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Flora e fauna
La macchia mediterranea di Panarea presenta fico d’India (Opuntia ficus
indica), lentisco (Pistacia lentiscus), ginestra (Spartium junceum), cappero
(Capparis spinosa ) e piante di olivo (Olea europea) secolari, resti
dell’antica vocazione agricola dell’isola (scomparsi i vigneti che
esistevano fino agli anni ‘70). La vegetazione originaria è poi
“contaminata” da molte specie vegetali esogene, arrivate con il boom
turistico ed edilizio. Per quanto riguarda la fauna è presente il falco
della regina (Falco eleonorae), il corvo (Corvus corax), qualche marangone (Phalacrocorax
carbo) e il gabbiano reale (Larus michahellis) che nidificano sulle
inaccessibili pareti delle coste occidentali. Caratterizza la fauna isolana
il geco (Tarentola mauritanica), innocuo e utilissimo predatore di insetti.
Storia di Panarea
Panarea fu abitata già in epoca preistorica come testimonia il villaggio
dell' età del Bronzo (XIV secolo a.C.) sul promontorio del Milazzese, a
sud-ovest dell’isola. La particolare posizione del pianoro, proteso verso il
mare e protetto da alte pareti a dirupo sul mare - dunque facilmente
difendibile - ne fece un luogo ideale per l'insediamento: nel villaggio, di
cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne, sono stati
ritrovati materiali d’origine micenea, a testimonianza del ruolo svolto,
anche in antichità, dall'arcipelago eoliano, al centro delle principali
rotte commerciali del Mediterraneo.
Nell'antichità si ritrovano diversi nomi per Panarea: Euonymos (che sta a
sinistra, andando da Lipari verso Sicilia) e Hycesia (la supplice). Poi è
apparso Panaraion (la distrutta) per passare poi a Pagnaria (la maledetta) ,
quindi a Panaria ed infine a Panarea.
Per il resto Panarea condivide la storia delle altre isole Eolie ed in
particolare di Lipari. Abitate fin dal neolitico, nel periodo fra il VII e
il VI secolo a.C. le isole furono preda di continue scorrerie etrusche fino
a quando quest’ultimi non vennero sostituiti dalla colonizzazione greca.
Nel 264 a.C. Lipari è alleata di Cartagine e le isole devono quindi subire i
continui attacchi della flotta romana. Nel 252 a.C. Lipari e le sue isole
passeranno sotto il dominio romano. Ne sono prova i resti di una villa
romana sulla difficilmente accessibile sommità dell’isolotto di Basiluzzo,
proprietà di un eccentrico possidente romano, evidentemente amante
dell’asprezza e bellezza dei panorami panarellesi.
Con la caduta dell' Impero romano inizia un periodo di decadenza che aumenta
con la dominazione bizantina e diviene ancor più rapida con l’inizio
dell'occupazione araba (827/1061). Con l'avvento dei Normanni ricominciò lo
sviluppo economico e demografico delle isole (1340-1544 circa). A metà del
1500 infatti gli arabi ricominciarono a insidiare le isole (ne resta traccia
nella toponomastica isolana nella baia e relativa contrada di Drautto, dal
nome del pirata Drauth. Per le scorrerie della pirateria arabo-turca l'isola
rimase pressoché disabitata, gli abitanti infatti non superavano il
centinaio. Verso la fine del XVII secolo i contadini di Lipari ripresero a
coltivarla (senza portarvici però donne e bambini, per via del pericolo
delle scorrerie piratesche). E' significativo come sopra il villaggio
preistorico di Cala Junco esista il “Castello del Salvamento” (nella
toponomastica eoliana “castello” sta per pinnacolo roccioso di notevole
altezza), usato appunto come provvidenziale rifugio degli abitanti durante
queste incursioni. In seguito, con il miglioramento della situazione
politica nelle isole, la popolazione di Panarea aumentò sino a circa 1000
persone. Ma alla fine dell' ‘800 diminuì nuovamente per via dell'
emigrazione, verso Stati Uniti, Sud America e Australia (gli eoliani nel
mondo sono attualmente più di quelli residenti!). Ai giorni nostri la
popolazione è intorno ai 200 abitanti stabili (in inverno, nei mesi estivi
con i turisti può facilmente decuplicare). Gli isolani vivono ora
soprattutto del successo turistico dell’isola, esploso alla fine degli anni
’70, ma iniziato alla fine degli anni ’50, con la scoperta di queste isole
dimenticate da parte di villeggianti più avventurosi, alla ricerca di
un’oasi di vita più semplice e a contatto diretto con la natura. Per il
senso di straniamento, fascinazione e sensazione di “perdersi” nella natura,
che procuravano questi luoghi nel dopo guerra si ricorda il film Stromboli
di Roberto Rossellini (1950) o l’altrettanto famoso L’avventura , di
Michelangelo Antonioni (1960), ambientato in larga parte a Panarea,
Basiluzzo e Lisca Bianca.
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