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Abbazia di San Zeno a Verona
L'Abbazia di San Zeno fu eretta nel IX secolo sui resti di un monastero preesistente. Della Abbazia rimangono la Torre ed alcuni chiostri che ora fanno parte della Basilica di San Zeno. L'Abazia fu molto importante sia per la storia di Verona sia per i rapporti che gli imperatori tedeschi ebbero con l'Italia. Fu distrutta in epoca Napoleonica e per questo non seguì la sorte delle proprietà abaziali veronesi che al sostituirsi dei francesi con gli austriaci entrarono a far parte del demanio austriaco, a volte riscattato come nel caso di Santa Maria in Organo

Le origini
L'Abbazia fu costruita a fianco della Basilica, fronte strada, secondo immagini dell'epoca e ritrovamenti recenti, aveva un'altra torre a nord est ed il palazzo dell'abate. Prima degli Scaligeri, la zona di San Zeno era esterna alle mura, e pertanto le costruzioni del rione erano spesso strutturate al fine di ottenere difesa anche se posizionate fuori città. In quella fase storica si sviluppò un rione protetto proprio dalla presenza dell'abbazia stessa.

I domini
I domini dell'Abbazia erano vasti. I primi nascono ai tempi dei Longobardi. Alcuni sono contigui a quelli dell'altra importante Abbazia Veronese, Santa Maria in Organo. Si ricordano quelli nell'attuale comune di Gazzo che erano annessi al Cesòn, quelli di Erbè che crebbero fino a raggiungere una vasta area nel 1668; quelli di Sorgà; parte del comune di Povegliano; parte del comune di Buttapietra; a Bardolino la chiesa di San Zeno e pertinenze con un dono di re Pipino; a Fumane una parte della parte meridionale del comune al confine con Sant'Ambrogio di Valpolicella; quelli della Frizzolana nell'attuale comune di Bosco Chiesanuova dove si produceva il Carbon bianco e quelli intorno al Monte Loffa nella parte nord dei comuni di Sant'Anna d'Alfaedo e Fumane.

L'Abbazia e la Divina Commedia
Forte è il legame di Dante Alighieri con Verona, dove ha lasciato anche la sua discendenza. Nel canto XVIII del Purgatorio cita l'abate Giuseppe, figlio naturale deforme e ritardato mentale (deforme nel corpo e nella mente: perché suo figlio, mal del corpo intero, /e de la mente peggio, e che mal nacque, /ha posto in loco di suo pastor vero) del conte Alberto della Scala, che per diritto di giuspatronato concesso dal Papa, impose il proprio figlio come Abate al posto di un Abate vero. Per questo il conte pianse per il Monastero.

Canto XVIII, Purgatorio, versi 112-132

Parole furon queste del mio duca;

e un di quelli spirti disse: "Vieni

di retro a noi, e troverai la buca.


Noi siam di voglia a muoverci sì pieni,

che restar non potem; però perdona,

se villania nostra giustizia tieni.


Io fui abate in San Zeno a Verona

sotto lo 'mperio del buon Barbarossa,

di cui dolente ancor Milan ragiona.


E tale ha già l'un piè dentro la fossa,

che tosto piangerà quel monastero,

e tristo fia d'avere avuta possa;


perché suo figlio, mal del corpo intero,

e de la mente peggio, e che mal nacque,

ha posto in loco di suo pastor vero".


Io non so se più disse o s'ei si tacque,

tant' era già di là da noi trascorso;

ma questo intesi, e ritener mi piacque.


E quei che m'era ad ogne uopo soccorso

disse: "Volgiti qua: vedine due

venir dando a l'accidïa di morso".

 

Fonte: Wikipedia.org